Andiamo a Perda ‘e Liana?

Si, ma andare significa salirci proprio sopra!

Era un tarlo che mi rodeva la testa da qualche tempo: chissà cosa si vede da sopra Perda ‘e Liana.  Diciamo che tutto iniziò quando parlando con un pastore di Gairo, egli mi raccontò che da sopra il tacco di Perda ‘e Liana, si potesse scorgere l’abitato di Cagliari, a patto che la giornata fosse limpida, priva di foschia e nubi. Ecco, verificare ciò di persona è il motivo che mi ha spinto a proporre agli amici del gruppo una giornata di arrampicata su questo tacco.

Ebbene, la proposta trova terreno fertile negli animi avventurieri di Tarcisio, Manuela, Claudia e Gina.

Ci sarebbe da raccontare di tutte le volte che chiesi insistentemente a Claudia e Tarcisio: “Andiamo a Perda ‘e Liana? E dai mi portate a scalare Perda ‘e Liana? Quando andiamo a Perda ‘e Liana?”.  Un bel giovedì in sede queste domande trovarono una risposta: “Si, andiamo domenica!”.

Tarcisio e Claudia si documentano sulle guide per la scelta dell’attrezzatura da arrampicata: una corda da 70m, 5 rinvii, una maglia a catena più l’attrezzatura personale di ciascuno di noi.

Si parte il sabato mattina per Jerzu, Ulassai, Osini dove decidiamo di esercitarci prima della “missione” della domenica: quale migliore palestra se non la scala di San Giorgio (in seguito abbiamo scoperto che il grado di difficoltà è un bel 6 a!)?

Qui, vedendo Claudia arrampicare, un gruppo di pastori del luogo si fermano e guardando in alto esclamano: “Brulla, femmina puru este”.

Un’altra auto si ferma e uno dei due pastori si rivolge a me e Tarcisio: “ Ascoltate, se avete una corda più grossa facciamo salire lui”, indicando il compagno da una tonnellata e mezzo.

 

La mattina dopo l’emozione si taglia a fette: Manuela ha le visioni, Claudia il mal di testa mentre io vengo colto da improvviso quanto liberatorio squaraus.

Dunque tutti in macchina che Perda ‘e Liana ci aspetta:

Parcheggiamo ai piedi del monte che si erge a un’altitudine di 1293 m slm, dunque l’avvicinamento è breve, anche se la salita fino alla base dell’imponente tacco è intensa. Per darvi un’idea leggete un po’ cosa scrisse un noto generale Italiano dell’800:

 

 

 

 

 

 

 

 

“Il calcare fossilifero ccc forma banchi paralleli a mò di gradini e si decompone facilmente, soprattutto sul lato nord, producendo una quantità di frammenti mobili, che cuoprono la maggior parte della scarpata e rendono molto faticosa l’ascensione per la loro grande mobilità.” – dal Viaggio in Sardegna di Alberto Ferrero Della Marmora.

Arrivati alla base del maestoso torrione cilindrico di circa 100m di diametro e pareti verticali alte 50 m, ci viene spontaneo passare attorno a Perda ‘e Liana dal suo lato esposto a ovest (che volge verso Punta La Marmora) verso il lato esposto ad est (che volge verso l’abitato di Gairo) costeggiandolo in senso orario; quindi raggiungiamo la parete più semplice da scalare nella quale si possono scorgere due vie: una più a sinistra attraverso una frattura e l’altra in parete liscia e verticale.  Dopo aver scelto la salita attraverso la frattura, Tarcisio, forte delle sue possenti e muscolose gambe, nonché della sua tecnica da scalatore veterano,  apre la via e poi fa sicura dall’alto al resto del gruppo.

Il secondo ovviamente voglio essere io, anche se Claudia fa la monella cercando di contendermi il secondo posto: ” Non ti faccio salireeeeee”

 

 

 

 

 

 

 

Tutti saliamo più o meno allo stesso modo eccetto Gina che forte della sua esperienza da speleologa, sfrutta la tecnica dell’opposizione inversa fino in cima, sotto gli occhi increduli di Tarcisio.

Arrivati alla fine dell’arrampicata mi viene d’istinto la ricerca del punto più alto per vedere com’è costituita la cima di questo monumento naturale. A sorpresa si presenta assai frastagliato e non come un pavimento ampio e orizzontale.

Le linee di fratture verticali visibili dal basso sul lato ovest si possono scorgere anche dalla cima e rendono Perda ‘e Liana un ambiente tortuoso ed impervio: ha praticamente le sembianze di un tipico altipiano calcareo, ma in miniatura. Spesso le fratture sono create dalle radici di alberi di leccio.

Raggiungo il punto più alto per primo e sono invaso da una bella sensazione di libertà e potere: ti sembra di dominare tutto l’ambiente circostante ed hai voglia di allargare le braccia come per abbracciare tutto ciò che ti circonda. Ovviamente le urla si sprecano, ma non c’è eco. Qui il cantare Adeste Fideles ci sta proprio bene, ed ecco che con Manuela ci esibiamo in una delle nostre migliori performance!

 

Dopo l’iniziale euforia della conquista, cominciamo ad osservare i dettagli del panorama. Noti subito Punta La Marmora e il Passo di Corr ‘e Boi guardando ad Ovest

e l’abitato di Gairo in direzione opposta.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Se osservi in direzione Nord Est scorgi in lontananza Baunei e il mare, in primo piano il Lago Alto Flumendosa. Poi ti viene in mente il motivo principale che ti ha spinto a salire lassù: vedere Cagliari, come sosteneva il pastore. Nonostante ci sia capitata una bellissima giornata, la foschia ci impedisce di vedere oltre l’antenna di Serpeddì. S’intuisce che in direzione Sud si possa scorgere un pezzo di pianura del Campidano, ma l’abitato di Cagliari no. Più chiaramente puoi riconoscere Punta Margiani e più lontano il Monte dei Sette Fratelli.

Poi ti interroghi sull’origine di Perda ‘e Liana: tutt’intorno a te, in prossimità del tacco, noti rocce che non sono di certo calcaree, ma scistose e intuisci che probabilmente il tacco facesse parte del sistema dell’altipiano calcareo di Ulassai essendo tutto alla stessa quota.

Scattiamo una miriade di fotografie. Ci avviciniamo ai bordi del tacco e solo in quel momento ci accorgiamo di essere veramente in alto.

Ad un certo punto vediamo che la nuvolosità sta aumentando e decidiamo di scendere. Caliamo la corda nella parete in corrispondenza della seconda via di arrampicata… e via discesa in corda doppia!

Una volta giù ci ricordiamo che forse è il caso di pranzare.  E subito parliamo della bella esperienza: è stato proprio bello salire su questo monumento naturale Ogliastrino. Credo proprio che ci tornerò anche perché il mito di vedere Cagliari da lassù non è stato ancora dimostrato! Sperando in una giornata limpida ci torneremo!

Comunque grazie a tutti ragazzi per aver reso possibile questa impresa!

 

Ebbbravi tutti.

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