Archivio Trekking

  • S’Iscala e S’Omine 31 Dicembre 2012/1 Gennaio 2013

    Cuile Ziu RafaeleOre 6:30 del 31 Dicembre 2012, puntuale Massimiliano L. passa a casa per intraprendere insieme il viaggio verso
    Dorgali per poi raggiungere i nostri amici al cuile di ziu Raffaele. Tutto era pronto per evitare di perderci: una
    cartina con riportato il sentiero pressoché attendibile del soccorso alpino (scaricato la sera prima da un’e-mail
    di Giacomo A), GPS carico con batterie di riserva in quantità industriale e un telefono cellulare. Mi ero anche
    preoccupato di avvisare il mio compagno di avventura dicendogli che “forse” avremo raggiunto gli altri e che la
    traccia a nostra disposizione “forse” era attendibile e che non avevo mai percorso quel sentiero e non davo nessuna
    garanzia….insomma tutto organizzato nei minimi dettagli, è tutto assolutamente perfetto!! Il nostro commento è
    stato: “MORIREMO TUTTI!!!”. Una cosa non mi tornava in tutto questo…ma perchè Manuela insisteva a dirmi “non
    farlo”? Boh!!

    Durante il viaggio nella S.S.131 un’enorme stormo di uccellini ci regala un fantastico spettacolo nel cielo
    mattutino che fluttua leggero e con la sua magica danza ci accompagna lungo il nostro percorso incantandoci con le
    sue figure …Il sole nel frattempo si leva e inizia la sua danza fra gli alberi finché la nebbia sale creando
    un’atmosfera surreale dove si distinguono solo ombre e contorni indefiniti…; qui comincia il mio rodere dentro
    per aprire il finestrino e scattare qualche foto ma peccato che la temperatura è di soli 2 gradi!!

    Allora io apro e Massimo chiude …ed io riapro…e Massimo richiude dicendo “Serra!!!..tu ses maccu ..c’esti unu friusu!” e così
    per qualche chilometro. Parte poi lo “sciollorio” finale di rompere le scatole a tutti quelli che ancora dormono
    chiamandoli e esordiendo con la frase “Blindare lo smello” e vedere chi casca allo scherzo…insomma veramente
    carichi di “scimproriusu”!!! Ridendo e scherzando arriviamo al ponte sul fumineddu nella zoa detta de S’Abba Arva,
    e ci parcheggiamo cercando di nascondere il lato della vettura col deflettore rotto.

    Finiamo di preparare velocemente i nostri due zaini…in quello di Massimo c’è la parte superiore della mia tenda da tre posti, la
    carne, 2 litri d’acqua, vestiti di ricambio, sacco a pelo (di dubbia tenuta alle basse temperature!!!), materassino
    da ginnastica (con tanto di illustrazioni), cioccolatini Kinder (stipati in ogni angolo), scatolette di tonno e
    piselli (di cui va fiero), parrucca per lo spettacolo della sera e altri oggetti personali; nel mio zaino invece
    trovavano rifugio le stecche col telo interno della tenda, 2 spicchi di formaggio, cioccolatini, “sa cardiga”, una
    piccola bottiglietta di olio d’oliva fatto in casa nostra, il contenuto del vino regalatomi al compleanno “Buio”
    travasato in due bottigliette di plastica (quale miglior occasione per aprirlo?), 3 litri di acqua, “unu civraxiu”,
    lettino autogonfiante con annesso cuscino gonfiabile, sacco a pelo estivo (l’altro invernale era troppo
    ingombrante!!), vestiti per coprirsi la notte, noccioline americane, teiera con fornellino e bombola, mandaranci, 2
    succhi di frutta, cavalletto per fotografare, macchina fotografica, 4 candeline e altri piccoli oggetti utili (come
    forchetta, accendino, spazzolino ecc…).Si e no cadauno abbiamo un carico di 20 kg.

    Zaino in spalla , GPS acceso e cartina alla mano partiamo per la nostra avventura dicendo a Massimo di guardare in alto la nostra meta e gli ribadisco: “ma non staremo facendo una cazz..? Non ci manca niente!!!” Il primo tratto
    del percorso è lo stesso utile per raggiungere la gola del Gorropu, ed infatti incontriamo due ragazzi che ci chiedono maggiori dettagli e che vorrebbero tentarsi anche Tiscali in giornata….(contaci!!) Massimo spiega un po’
    loro il sentiero e parte ancora con “Blinda lo Smello” e scopriamo che tutto il mondo è paese e che da loro in Toscana si risponde “Pupa”(insomma ci siamo fatti riconoscere anche stavolta)….Dopo diversi sali e scendi lungo
    il flumineddu cerchiamo l’attacco per il sentiero che ci avrebbe portato alle pareti e notiamo che il nostro punto di riferimento è un grosso spuntone di roccia indicato sulla carta con al suo fianco un nuraghe, ci fermiamo in uno
    spiazzo con la visuale libera da alberi e per sicurezza io proseguo da solo ancora per il sentiero principale, senza zaino, per vedere se ci sono altre vie d’uscita…niente da fare si sale proprio dove ho lasciato Massimo.

    Un piccolo tracciato tra i cespugli ci porta dentro un piccolo bosco dove però non troviamo via d’uscita e usciamo di lato a quattro zampe sotto i rami sempre più fitti e..ecco il sentiero che rimaneva sempre lungo il tratto privo di alberi; notiamo poco distante da noi il grosso spuntone di roccia che , secondo la traccia sulla carta, dobbiamo raggirare a destra ma del nuraghe nessuna traccia…e ripeto fisso “ma Giacomo mi ha detto che si trova qua!!”. Col Gps noto che ci stiamo avvicinando ad un chiaro sentiero a “zig zag” percorribile col fuoristrada e finalmente eccolo raggiunto ..in se ci sentiamo un po’ delusi perchè pensavamo fosse più complicata la traccia..ma la pendenza è comunque micidiale!!! Ci ricrediamo presto quando dopo il secondo “zig zag” ci addentriamo di nuovo dentro il bosco, e qua di tracce ahimè ce ne sono in ogni direzione e quindi andiamo un po’ ad intuito puntando una grossa macchia bianca che si nota sul gps che poi scopriamo essere un’estesa pietraia con una pendenza a dir poco esagerata . Tanto esagerata che decidiamo di muoverci veramente con cautela e con posizioni opposte perchè la pietre rotolano senza attrito, una in particolare smossa da Massimo, del diametro di circa 20 cm., inizia la sua discesa senza mai fermarsi per un centinaio di metri…e lui urla “PIETRA!!!” e poi bisbiglia “ Pietra!! pietra! piemmh emmh!!!”

    Risalendo la pietraia ci troviamo quasi alla base delle pareti ma dalla carta comprendiamo che non dobbiamo avvicinarci troppo e, dopo una breve sosta per pranzare (sono le 13:30), iniziamo a camminare costeggiandole da lontano in un sali scendi senza un percorso ben preciso..tanto che ci ritroviamo più volte in punti pericolosi e ripidi…il problema è che ogni errore ci costa una bella disarrampicata . La più eclatante ci tocca quando
    seguendo la traccia lasciata da altri escursionisti (di cui mi vantavo di riconoscere i segni degli scarponi come un segugio) ci troviamo ad incasinarci nei rami di un grande albero abbattuto, forse da un fulmine, che si trova proprio lungo il nostro tracciato, ci aiutiamo a vicenda facendoci la staffa e dandoci “un piede”, tutto per raggiungere due grandi cenge parallele visibili da lontano che davano segno di una via d’uscita…ed invece niente da fare il percorso finisce in un passaggio talmente esposto che mi fa pensare che ci siamo avventurati in un qualcosa più grande di noi…pensavo”mah forse mi sbaglio ma non è possibile che le tracce finiscano qua… nello strapiombo!!!” avevo quasi soggezione a guardare sotto ..magari vi vedo le ossa accumulate di tutti quelli che ci hanno provato. A questo punto sono le quasi le 15:00 e penso bene di telefonare a Giacomo..lui sicuramente mi saprà dire dov’è passato. Il telefono per fortuna prende benissimo e dopo pochi squilli mi risponde e alla mia richiesta di spiegazioni maggiori del percorso e di eventuali passaggi esposti lui mi risponde: “ma io S’iscala e S’omine non l’ho mai fatta!!” in quel momento mi viene un orrendo sospetto e penso bene di chiedere di telefonare anche ad Ivo che si trova sempre vicino alle pareti sopra di noi… e lui mi dice “anche io non l’ho mai fatta ma non mi risulta che ci siano passaggi molto pericolosi” . Oh caspita “là sa cazzara” siamo i primi a farla!!! ma state scherzando??!!!?? a questo punto riattacco il telefono e dalla posizione in cui siamo decidiamo di cambiare drasticamente tracciato se non vogliamo passare la notte in parete..ci rincuora il sentire le loro urla e i loro fischi…Praticamente siamo troppo alti rispetto al tracciato del gps e ci tocca ripassare di nuovo sull’albero abbattuto e disarrampicare in punti veramente instabili dove ogni volta ci tocca testare la stabilità delle rocce che ci sostengono. Pensiamo anche di stilare l’elenco di tutte le persone che ci avrebbero sfanculato se le avessimo portate con noi!!! Inoltre un elicottero ci passa vicino e penso “Il soccorso ci ha già sgammati!!!” Dall’alto finalmente distinguiamo il percorso che passa alla sommità di due lunghissime pietraie parallele ma che per raggiungerle non è facile, bisogna tornare parecchio indietro e scendere di circa 50 metri di quota… intorno a noi è pieno di tante piccole pareti… ed ecco finalmente più o meno un sentiero e alla vista di un tronco di
    ginepro, posizionato orizzontalmente per superare una piccola parete, abbiamo la conferma che la strada è giusta… aggiorno quindi Giacomo della nostra situazione…preoccupato ci dice di tornare indietro se non riusciamo entro mezzora a trovare il giusto percorso!! Sinceramente ne io e ne Massimo abbiamo intenzione di ripercorrere quanto già fatto per raggiungere gli altri a sa Portisca…preferiamo passare la notte in parete e continuare il giorno dopo. Già ci vedevamo brindando io a vino e lui a succo di mela con la tenda posizionata con una pendenza di 45° (spiazzi non ce ne sono manco a pagarli!!!) con i corvi imperiali che ci girano intorno come avvoltoi!!!
    Continuiamo il nostro cammino con altri piccoli errori di percorso finchè giungiamo in un un punto dove non vediamo nessuna alternativa e nessuna uscita..a quel punto Massimo mi guarda e mi dice “se secondo te dobbiamo arrampicarci di là scordatelo..io non ci salgo”. Caspita mi sento come un topo di laboratorio nel suo labirinto finchè noto una corda di dubbia resistenza attaccata a circa 30 centimetri dalle radici di un albero senza foglie che non riconosco..Ahimè se non è ginepro o olivastro non mi fido!!!Tentenna tentenna alla fine sale Massimo e io sto sotto per ammortizzare un’eventuale caduta..la corda scricchiola e l’albero cigola…Tadannu!!! Arrivato alla fine della risalita di circa 6 metri l’unica alternativa e dirigersi a sinistra ..salgo anch’io col mio carico e proseguiamo il percorso…le strada si perde di nuovo in innumerevoli piccoli tracciati magari lasciati dagli animali e continuiamo con piccoli tentativi finchè riappare chiaro il passaggio giusto…e torno ad avvisare Giacomo che stiamo proseguendo e che il passaggio con la corda che abbiamo incontrato non era tanto complicato come pensavamo. Ogni tanto ci mandano dei fischi per capire la loro posizione…oramai ci manca percorrere un tracciato a forma di “M”, indicato nella carta come il punto più alto e che quindi porta finalmente allo svalicamento!! finalmente facciamo la prima gamba della “M” ma poi …forse la fretta e il desiderio di terminare non troviamo più il proseguimento e pensiamo bene di tagliare corto tentando anche qualche complicata arrampicata. No di pozzu prusu!!!
    Non vedo l’ora di raggiungere la cresta!! ma niente piano piano ci rendiamo conto che bisogna tornare un’altra volta indietro, perdere un po’ di quota e cercare la strada indicata nella carta…. e come si dice in sardo…….
    Torra a cummenzai!! ora le pareti sembrano più accessibili e con passo veloce ci troviamo finalmente asvalicare e subito vedo nella parte più alta alla mia destra Giacomo che ci raggiunge mentre alla mia sinistra uno spettacolo
    magnifico..l’intera gola del Gorropu vista dall’alto!! contemporaneamente vedevo Genna Silana e la Schiena d’Asino ed in lontananza le montagne del Gennargentu innevate. Spettacolare…. da rimanere incantato. Ma sono già le 17:00 ed abbiamo neanche un’ora di luce e Ivo da lontano, in cima ad una collinetta ci dice di tagliare nel bosco rimanendo un po alti per poter raggiungere il cuile…

    Con passo veloce superiamo una prima collinetta e incontriamo oltre ad Ivo, Giulia con l’amica svizzera Fabien e Sarah….diciamo loro che abbiamo portato tante buone cose da
    mangiare e insceniamo con Massimo che la carne è stata dimenticata in macchina per una sua incompressione. Tutti insieme ci dirigiamo al campo di Donnarigoro e strada facendo prendiamo qua e là dei tronchi di legno per il
    fuoco..quello che prendo io mi faceva sentire come in una via Crucis..era pesante e scomodo da mantenere ..tanto che decido di portarlo insieme a Massimo…Il problema e che non siamo sincronizzati e ci incasinavamo a vicenda.
    Ed eccoci al campo ed in lontananza Giulia mi indica il cuccuzolo del Cuile di Ziu Raffaele..ma io sinceramente non lo vedo ..ormai è praticamente buio. ..ma finalmente alle 18:00 raggiungiamo il Pinnetto… dove ci attendono Ilaria, Giuppi ed il loro cagnolino Mela con il fuoco acceso.

    Ed ora arriva il momento di svelare lo scherzo della carne…e tutti tirano un sospiro di sollievo e si prepara subito il cenone di capodanno. Scopro nel frattempo che
    anche loro, nonostante fossero in giro lassù da tre giorni, avevano cibo in abbondanza. Ed eccoci tutti intorno al  fuoco a chiaccherare ed a raccontarci le nostre esperienze contornate da battute e risate, mangiando e bevendo vino. Giulia porta fuori e distribuisce ad alcuni di noi dei bastoncini che scintillano comprati dai cinesi che ci
    strappano una risat quando ci accorgiamo che sono un “pacco”..funzionavano a rate!!. Fuori il cielo non è limpido e le nuvole giocano a nascondino con la luna che ancora si trova in basso ad est. Prendo subito cavalletto e macchina
    fotografica e comincio a scattare delle foto al cuile con pose più o meno lunghe alla luce della luna.

    Chiedo poi a Sarah ed a Giulia di prendere unal cuile ziu Rafaelea candelina a testa in mano per creare una foto un po’ particolare…poi massimo si
    munisce di parrucca e inscena una trasmissione televisiva affacciandosi dalla parte superiore della porta
    d’ingresso…ed anche io lo aiuto nello spettacolo mettendo parrucca e imitando Mike Buongiorno (il vino stava già
    facendo effetto). Per dormire io preferisco montarmi la tenda e anche massimo mi segue ma si rende conto che la
    temperatura scende sempre più ed il suo sacco a pelo è praticamente inutile e, senza aspettare la mezzanotte, si
    corica completamente vestito con tanto di giubbotto.

    Io mi trattengo con gli altri nel pinnetto per brindare il nuovo anno e poco prima, preso da un senso di pietà porto al mio compagno di viaggio un telo termico che si trova
    incastonato nel muretto interno…l’unico incoveniente e che durante la notte avrebbe fatto rumore di caramelle
    scartate ad ogni piccolo movimento!!! Anch’io nel mio sacco a pelo ho dormito con una temperatura al limite della
    sopportazione ed ogni tanto aggiungevo vestiario col trascorrere delle ore.

    Ed ecco giungere all’alba del nuovo anno!!! il cielo era coperto ma il paesaggio intorno a noi era fantastico..sono
    le 6:30 e con Giacomo e Massimo ci dirigiamo alla grotta di Funtanasarga, distante circa 20 minuti, che altro non è
    che una sorgente sotterranea molto utile come punto acqua sopratutto in estate. Riempiamo diverse bottiglie ed un
    bidone da 10 litri e torniamo alla “base”.

    Ormai si sono alzati tutti e dopo aver preparato gran parte dello zaino
    con le nostre cose, facciamo un’abbondante colazione. Ritirate le ultime cose e ripulito un po’ il cuile anche io e
    massimo decidiamo di rientrare insieme a loro passando per sa Giuntura con il cagnolino Mela che a momenti ci
    indicava la strada

    ….prima però facciamo una piccola capatina per vedere su Sercone e poi vià attraversando tutta Donnarigoro e
    oltre.

    Passiamo per un piccolo bosco dove troviamo i resti di alcuni cuili e poi giù per un campo solcato dove
    godiamo di un fantastico panorama ..davanti a noi vediamo una parete che altro non è una lama di roccia
    altissima.

    Scesi giù per una pietraia, in una zona soleggiata, decidiamo di pranzare e da ogni zaino esce ogni
    tipo di cibo, dal formaggio alla cioccolata…”ma dove caspita avevate tutta questa roba???”.

    Proseguiamo il percorso incanalandoci in una piccola valle che poi ci conduce poco più avanti del laghetto de sa Giuntura e qua ci
    sbizzariamo con le foto….

    Ed ora ci tocca la risalita nella schiena d’Asino con Massimo che parte in quarta e
    sparisce nella vegetazione.. Arrivati alle auto brindiamo di nuovo ma stavolta con lo spumante di Giulia ed il
    Pandoro. Dopo un breve sosta e dopo aver salutato gli altri, Giacomo e Sarah accompagnano me e Massimo a recuperare
    la nostra macchina e passando davanti al Gorroppu scatto una foto per rivedere a casa il percorso della nostra
    avventura.

    La giornata ormai è giunta al termine ed io è Massimo ci rendiamo conto di aver fatto esperienza indimenticabile
    …senza contare che, arrivati a casa, scopriamo di essere stati i primi del nostro gruppo ad aver fatto S’Iscala e
    S’Omine…..grandi!!!

    Roberto Atzori

  • Da Cuile Sa Mandra a Badde e Pentumas 3/4-11-2012

    Da tempo desideravo dormire nell’altopiano di Sovana per poi il giorno dopo discendere in corda la gola di Pentumas…. e quindi preparo il foglio d’uscita ma Simone A. (dopo che ha visto il mio ostinato dissenso a fare Bacu Padente) mi propone una variante…ovvero salire da Monte Maccione sopra Oliena e dormire al cuile de Sa Mandra…; raggiunto l’accordo con Simone A. ci incontriamo a casa mia insieme a Fabiana L. col suo cane Oscar, Barbara S., Enrica S., Sergio A., Mario C., Massimiliano L.(circa :-P!!)  e verso le 13:00 partiamo verso la nostra nuova avventura (notare che Mario e Sergio durante il viaggio sono sopravissuti miracolosamente alla parlantina “leggera” di me e Massimiliano….anzi Sergio dopo un pò dava segni di anestesia). Pranzo fuori dall’Euro Spin di Tramazza e poi ci dirigiamo, nonostante il tempo incerto contornato da piccole “lacrime” di pioggia, verso il rifugio di Monte Maccione dove attendiamo con zaini già pronti che Simone e Mario tornino dalla preparazione della navetta al rifugio della Grotta Sa Oche. Rientrati col fuoristrada e caricato tutto iniziamo la lunga salita nella strada sterrata sempre più impervia e pendente…tanto che a momenti sembrava ci accappotassimo…e a momenti sembrava un aereo nel decollo notturno con tutti quei paersi che si vedevano dall’alto illuminati!!! poi considerando che eravamo in otto non stavamo proprio “comodi”!!! Sergio a momenti diventava una parasole laterale…per non parlare di Enrica che ogni tanto dava le capocciate nel cielo della macchina. Oramai era già buio ed erano circa le 20:00 quando cominciammo la discesa dal parcheggio del Cusidore….Il cane Oscar all’inizio andava per i fatti suoi qua e là …finchè cominciò a farci quasi da guida…dopo circa mezzora vediamo in lontananza sulla destra del fuoco e dei probabili cacciatori che si preparavano per l’indomani…e dopo circa un’altra mezzora iniziamo ad abbandonare il sentiero nel letto della valle su cui ci trovavamo per risalire a destra su un campo solcato per raggiungere il cuile. Il panorama era fantastico, nonostante il buio, si intravedeva la bellezza del paesaggio ed in lontananza Dorgali illuminata che primeggiava nell’orizzonte.

     

    A pochi metri dal cuile Massimiliano ha una storta alla caviglia sinistra ma fortunatamente grazie alle magiche bende preparategli da Sergio tutto si sistema al meglio (anche perchè se continuava a star male gli facevamo fare la fine dei protagonisti del film “Sanctum”).Il cuile era fantastico…ben mantenuto ma non avevo ancora ben chiaro il panorama che avevamo di fronte, sulla destra Barbara mi fa notare un lucichio rosso sulla roccia ….curioso!!! era un lumino acceso alla Madonnina che si trovava incastonata nella roccia…fantastico!! e poco più avanti sotto un albero un pò più in basso c’era un bel tavolo in legno e le panche…..all’interno del cuile scopro un calendario invece ben poco religioso che anche Massimiliano vuole consultare….volevamo consultare le fasi lunari!!! che avevate capito??? Prepariamo il fuoco ed il cibo e …dopo un pò di vino…. tutti cominciano ad intonare canzoni e Massimiliano ci stupisce indossando una parrucca a stile Rock star e comincia a sparare cavolate a manetta (notare…SENZA BERE!!!)!!!!  nel frattempo sorge la luna (a circa 3/4) che s’affaccia di tanto in tanto dalle nuvole che corrono sospinte dal vento d’alta quota.

    Grande occasione per una bella foto. Nei pochi momenti di luce lunare il paesaggio via via si mostrava ai nostri occhi sempre più chiaro e magico….però, nel frattempo che noi cantavamo e scherzavamo, Oscar si spazzolava il piatto di Enrica lucidandolo a nuovo…Arriva l’ora di andare a letto e decido di dormire nel cuile…inutile dire che da qui a prendere sonno parte una sana parlantina notturna di me e Massimiliano per la gioia di Enrica e Barbara!!! poi l’improvviso il silenzio e tutti a nanna. Via via durante la notte il freddo cala finchè dalle fessure dei pali di ginepro s’itravede la luce dell’alba offuscata però dalle nuvole. M’affaccio da una piccola finestrella sulla porta e …meraviglia!!! Il panorama è fantastico..esco velocemente per catturare con una foto i raggi del sole che “rompono” le nuvole e colorano d’arancione le montagne…Fantastico….!!! … nel frattempo Oscar mi ringhia perchè sto invadendo il suo territorio…!!! Si creidi giaì meri de su logu!!!! Poi parte la ritirata con smontaggio di tende …ritiro della roba dal cuile e colazione sostanziosa per affrontare la giornata…..e vià giù per la valle di fronte a noi. Tagliamo di nuovo sulla destra per campi solcati e pietraie   e dopo qualche difficoltà e “scrammentu” di Oscar… (ogni tanto bisognava prenderlo in braccio perchè aveva paura dei piccoli salti…e puntava sempre i precipizi) arriviamo all’altopiano di Sovana….da lì ci spostiamo ad un’altro cuile attrezzatissimo (persino uno specchietto di macchina nella zona Toilet) e poi ci dirigiamo all’attacco di Pentumas (sirbonando spudoratamente!!!). Scendo per primo dall’armo preparato da Simone dopo una breve pausa pranzo. Nel frattempo si era alzato il vento e incanalandosi nella gola mi tirava la corda come fosse una vela…tanto che tutti pensavano che fossi io a tirala per sicura. Lo sguardo di Fabiana, Barbara, Enrica e Massimiliano era un misto di tensione, emozione e meraviglia….e su quei sguardi mi ci rivedevo io la prima volta in corda…L’entusiasmo di allora però per me non è cambiato. Per Oscar era giunta l’ora di fare il suo cammino nello zaino di Simone…da dove guardav ogni tanto con aria perplessa…Intutto il canyon tanto ero preso dalla sicurezza degli ex corsisti che non ho trovato nemmeno un’istante per fotografargli. Mettiamola così…la luce non era quella giusta…anche perchè tra una cosa e l’altra abbiamo finito il canyon al buio e circa lalle 20: 00 eravamo alla macchina di Mario al rifugio…Tra recuperare il fuoristrada e tutto il resto siamo tornati a casa stanchi ma soddisfatti verso l’01:00!!! a proposito Massimiliano ti devo un caffè…e no cicchis atru!!!

     

     

  • Andiamo a Perda ‘e Liana?

    Si, ma andare significa salirci proprio sopra!

    Era un tarlo che mi rodeva la testa da qualche tempo: chissà cosa si vede da sopra Perda ‘e Liana.  Diciamo che tutto iniziò quando parlando con un pastore di Gairo, egli mi raccontò che da sopra il tacco di Perda ‘e Liana, si potesse scorgere l’abitato di Cagliari, a patto che la giornata fosse limpida, priva di foschia e nubi. Ecco, verificare ciò di persona è il motivo che mi ha spinto a proporre agli amici del gruppo una giornata di arrampicata su questo tacco.

    Ebbene, la proposta trova terreno fertile negli animi avventurieri di Tarcisio, Manuela, Claudia e Gina.

    Ci sarebbe da raccontare di tutte le volte che chiesi insistentemente a Claudia e Tarcisio: “Andiamo a Perda ‘e Liana? E dai mi portate a scalare Perda ‘e Liana? Quando andiamo a Perda ‘e Liana?”.  Un bel giovedì in sede queste domande trovarono una risposta: “Si, andiamo domenica!”.

    Tarcisio e Claudia si documentano sulle guide per la scelta dell’attrezzatura da arrampicata: una corda da 70m, 5 rinvii, una maglia a catena più l’attrezzatura personale di ciascuno di noi.

    Si parte il sabato mattina per Jerzu, Ulassai, Osini dove decidiamo di esercitarci prima della “missione” della domenica: quale migliore palestra se non la scala di San Giorgio (in seguito abbiamo scoperto che il grado di difficoltà è un bel 6 a!)?

    Qui, vedendo Claudia arrampicare, un gruppo di pastori del luogo si fermano e guardando in alto esclamano: “Brulla, femmina puru este”.

    Un’altra auto si ferma e uno dei due pastori si rivolge a me e Tarcisio: “ Ascoltate, se avete una corda più grossa facciamo salire lui”, indicando il compagno da una tonnellata e mezzo.

     

    La mattina dopo l’emozione si taglia a fette: Manuela ha le visioni, Claudia il mal di testa mentre io vengo colto da improvviso quanto liberatorio squaraus.

    Dunque tutti in macchina che Perda ‘e Liana ci aspetta:

    Parcheggiamo ai piedi del monte che si erge a un’altitudine di 1293 m slm, dunque l’avvicinamento è breve, anche se la salita fino alla base dell’imponente tacco è intensa. Per darvi un’idea leggete un po’ cosa scrisse un noto generale Italiano dell’800:

     

     

     

     

     

     

     

     

    “Il calcare fossilifero ccc forma banchi paralleli a mò di gradini e si decompone facilmente, soprattutto sul lato nord, producendo una quantità di frammenti mobili, che cuoprono la maggior parte della scarpata e rendono molto faticosa l’ascensione per la loro grande mobilità.” – dal Viaggio in Sardegna di Alberto Ferrero Della Marmora.

    Arrivati alla base del maestoso torrione cilindrico di circa 100m di diametro e pareti verticali alte 50 m, ci viene spontaneo passare attorno a Perda ‘e Liana dal suo lato esposto a ovest (che volge verso Punta La Marmora) verso il lato esposto ad est (che volge verso l’abitato di Gairo) costeggiandolo in senso orario; quindi raggiungiamo la parete più semplice da scalare nella quale si possono scorgere due vie: una più a sinistra attraverso una frattura e l’altra in parete liscia e verticale.  Dopo aver scelto la salita attraverso la frattura, Tarcisio, forte delle sue possenti e muscolose gambe, nonché della sua tecnica da scalatore veterano,  apre la via e poi fa sicura dall’alto al resto del gruppo.

    Il secondo ovviamente voglio essere io, anche se Claudia fa la monella cercando di contendermi il secondo posto: ” Non ti faccio salireeeeee”

     

     

     

     

     

     

     

    Tutti saliamo più o meno allo stesso modo eccetto Gina che forte della sua esperienza da speleologa, sfrutta la tecnica dell’opposizione inversa fino in cima, sotto gli occhi increduli di Tarcisio.

    Arrivati alla fine dell’arrampicata mi viene d’istinto la ricerca del punto più alto per vedere com’è costituita la cima di questo monumento naturale. A sorpresa si presenta assai frastagliato e non come un pavimento ampio e orizzontale.

    Le linee di fratture verticali visibili dal basso sul lato ovest si possono scorgere anche dalla cima e rendono Perda ‘e Liana un ambiente tortuoso ed impervio: ha praticamente le sembianze di un tipico altipiano calcareo, ma in miniatura. Spesso le fratture sono create dalle radici di alberi di leccio.

    Raggiungo il punto più alto per primo e sono invaso da una bella sensazione di libertà e potere: ti sembra di dominare tutto l’ambiente circostante ed hai voglia di allargare le braccia come per abbracciare tutto ciò che ti circonda. Ovviamente le urla si sprecano, ma non c’è eco. Qui il cantare Adeste Fideles ci sta proprio bene, ed ecco che con Manuela ci esibiamo in una delle nostre migliori performance!

     

    Dopo l’iniziale euforia della conquista, cominciamo ad osservare i dettagli del panorama. Noti subito Punta La Marmora e il Passo di Corr ‘e Boi guardando ad Ovest

    e l’abitato di Gairo in direzione opposta.

     

     

     

     

     

     

     

     

     

     

    Se osservi in direzione Nord Est scorgi in lontananza Baunei e il mare, in primo piano il Lago Alto Flumendosa. Poi ti viene in mente il motivo principale che ti ha spinto a salire lassù: vedere Cagliari, come sosteneva il pastore. Nonostante ci sia capitata una bellissima giornata, la foschia ci impedisce di vedere oltre l’antenna di Serpeddì. S’intuisce che in direzione Sud si possa scorgere un pezzo di pianura del Campidano, ma l’abitato di Cagliari no. Più chiaramente puoi riconoscere Punta Margiani e più lontano il Monte dei Sette Fratelli.

    Poi ti interroghi sull’origine di Perda ‘e Liana: tutt’intorno a te, in prossimità del tacco, noti rocce che non sono di certo calcaree, ma scistose e intuisci che probabilmente il tacco facesse parte del sistema dell’altipiano calcareo di Ulassai essendo tutto alla stessa quota.

    Scattiamo una miriade di fotografie. Ci avviciniamo ai bordi del tacco e solo in quel momento ci accorgiamo di essere veramente in alto.

    Ad un certo punto vediamo che la nuvolosità sta aumentando e decidiamo di scendere. Caliamo la corda nella parete in corrispondenza della seconda via di arrampicata… e via discesa in corda doppia!

    Una volta giù ci ricordiamo che forse è il caso di pranzare.  E subito parliamo della bella esperienza: è stato proprio bello salire su questo monumento naturale Ogliastrino. Credo proprio che ci tornerò anche perché il mito di vedere Cagliari da lassù non è stato ancora dimostrato! Sperando in una giornata limpida ci torneremo!

    Comunque grazie a tutti ragazzi per aver reso possibile questa impresa!

     

    Ebbbravi tutti.

  • BADDE PENTUMAS “la valle di lanaitto, il monte ortini, la gola dai 12 salti, l’oscurità incombente.”

    Valle di LanaittoOgni volta viene molto difficile trovare le parole giuste per descrivere con accuratezza i luoghi visitati e cercare di trasportaci con la mente chi legge queste righe, l’idea vuole essere quella di far fare un viaggio mentale ai lettori cercando di esprimere l’emozioni provate nel nostro viaggio reale.

    Il viaggio inizia dalla valle di lanaito, procede con la scalata del monte ortini e  termina con l’attraversamento della gola di Badde  Pentumas.

    La scalata del monte ortini è una di quelle scalate da far rabbrividire anche il miglior Bartali o il miglior Coppi, leggendo altre relazioni scritte da altri avventurieri capisco chè in realtà un percorso preciso non esiste ed il cammino si svolge sempre tra vegetazione aspra e lastre di calcare biancastro “karren” taglienti come rasoi, quindi non ci sono tracce di calpestio.

    Ogni tanto si incontrano tranquillizzanti ometti, poi neppure quelli, ma con un po’ di accortezza ed una buon sesto senso non è difficile individuare la direzione. Bisogna salire, salire, salire, una scalata di non meno 2 ore, che sotto il sole possono sembrare un’eternità e far uscire le persone di sennò e far pensare che si stia sbagliando percorso.

    CSCIl primo tratto del sentiero è abbastanza delineato e sale verso nord,  rasentando l’ingresso della grotta di sa Oche e poco dopo arriva nella zona archeologica di sa Sedda ‘e sos Carros .

    Il sentiero sale, sale, sale… sempre in direzione sud-ovest fino a scomparire tra la vegetazione rada e le rocce levigate da acqua e vento, in quel momento si ha la sensazione di essersi persi, ma in realtà non è cosi, bisogna guadagnare quota verso ovest, ed ogni tanto deviare verso sud-ovest con lo scopo di raggiungere la cresta  del monte Ortini, delimitato a nord dalla valle di lanaito e a sud dal canyon dal quale saremmo poi discesi.

    Superata la cresta si arriva praticamente su un’ altopiano è da li il sentiero che conduce al primo salto e una formalità, mezzora di cammino e si arriva alla Bocca della gola di badde e Pentumas.

    Primo salto della gola di Badde Pentumas - OlienaIl primo salto è quello più alto, circa 40 metri, io sono il primo a dare il via alle danze e calarmi giu dal muro di roccia, man mano scendono anche gli altri, durante la discesa di tutto il gruppo facendo un breve calcolo mentale, capisco che terminare l’escursione in un’ orario accettabile sarebbe stato praticamente impossibile.

    Recuperata la corda utilizzata ci muoviamo verso il nostro secondo salto, ne restano altri undici, l’unica consolazione è che da qui in poi non si può sbagliare strada e sopratutto non si può tornare indietro. Siamo circondati da possenti pareti di roccia, l’ambiente è ciclopico, selvaggio, primitivo, coinvolgente, inquietante, capace di attrarre con le sue colossali dimensioni. Più si va avanti più la valle tende a stringersi e le alte pareti che la delimitano sembrano sempre più mastodontiche e incominciano a nasconderci i raggi del sole. I salti si susseguono l’uno a l’altro intervallati da piccoli avvicinamenti, ogni salto è caratteristico e si distinguono gli uni dagli altri. Gli ultimi 2 salti vengono fatti con l’oscurità completa, la vicinità delle pareti della gola danno la sensazione quasi di essere in grotta, se non fosse per la vegetazione e per il bellissimo cielo stellato. Arriviamo al parcheggio 12 ore dopo averlo lasciato, sono le 22.

    Il CSC nella Badde di Pentumas - OlienaDurante il rientro verso la civiltà, mentre guido, mentre macino chilometri, mentre l’autoradio fa fuori una canzona dietro l’altra, mentre la mia compagna di viaggio tenta di combattere i colpi di sonno, ritorno con la mente in quella gola, dove il mondo esterno non conta nulla, dove i pensieri e le preoccupazioni di tutti i giorni non possono entrare, dove non tutti hanno la fortuna di poter dire di esserci stati.

  • PROVE VIDEO IN SUPRAMONTE

    Prove generali Londra 2012


  • BACU PADENTE 13 FEBBRAIO 2011

    Questa è la mia storia….
    Lo scenario non poteva non essere il fantastico mondo del supramonte con il suo fascino inalterato nel corso dei secoli.

    Siamo nel territorio di Baunei anche se ormai per le innumerevoli emozioni che ci dona lo sentiamo più nostro che di Baunei.

    Il viaggio per giungere fino a qui è stato come sempre lungo, partiti ancora con le tenebre ad un orario che mi rifiuto di ricordare, (è dura mettersi in viaggio quando il sole dorme ancora) abbiamo preso la strada verso il nostro parco giochi naturale ricco di attrazioni. Alle 9 dopo 2 ore di viaggio e la classica fermata al baricentro vediamo il cartello Baunei , ancora un pò di strada e saremo giunti a destinazione.

    Ore 9e30 eccoci finalmente arrivati, il cartello cala sisine ci indica la destra, salto giù dalla macchina come un gatto a cui hanno pestato la coda, non riuscivo più a stare seduto. Alzo gli occhi al cielo, la giornata è favolosa, l’aria è freschissima, la temperatura mite e il sole sembrano voler screditare il calendario che oggi segna 13 febbraio.

    Non perdiamo tempo abbandoniamo le macchine, prendiamo corde e imbraghi e ci mettiamo in marcia. Siamo all’inizio del percorso che ci condurrà alla gola di “Bacu Padente” da ora in poi inizia ufficialmente la nostra avventura….

    Decidiamo di andare dritti verso la variante alta, la parte più bella della gola, la più panoramica.

    Prima ovviamente  bisogna fare un pò di riscaldamento quindi decidiamo di introdurci all’interno della boscaglia e girare un pò dove capita facendo finta di cercare l’inizio del percorso della variante alta, dopo quasi mezzora di buon riscaldamento crediamo sia il caso di tornare indietro e prendere la il sentiero conosciuto che conduce all’attacco della variante bassa.

    Il primo pezzo del sentiero è bene delineato ma arrivati alla cresta della montagna ci accorgiamo che nuovamente dobbiamo metterci a cercare il sentiero giusto, la preoccupazione di non trovare il sentiero o di trovarlo troppo tardi e rischiare di trovarsi con l’oscurità ancora nella la gola da terminare cominciava a prendere forma nella mia mente, ma tutto ad un tratto vedo materializzarsi un’entità umana che procedeva ad andatura sostenuta verso di me, caschetto bianco e maglietta arancione.

    Pensai fosse l’arcangelo del c.s.c., invece no molto di più, era un socio del gruppo grotte di Nuoro. La mia domanda non si fecce attendere ma in cuor mio volevo solo una risposta. << Stai andando verso la variante alta?>> <<“SI”>> <<Si??? Ma si lo dico io!!>> senza neanche perdere tempo lo seguiamo come un branco di belve affamate che hanno fiutato la preda. Il nostro salvatore ci conduce all’attacco del primo salto, sono le 11:45, finalmente ci possiamo prendere un pò di pausa prima di iniziare i 7 salti, la paura è passata ma le ore di luce ci sono avverse.

    La vista che si scorge da quell’altezza e indescrivibile, terra mare e cielo sembrano dipinti come un quadro di Caravaggio, la superficie del mare è liscia come l’olio e accarezza dolcemente la costa, e nell’orizzonte si fonde con il cielo regalando ai nostri occhi un azzurro che raramente si ha la fortuna di ammirare.

    Individuiamo il nostro armo per la prima discesa, un giovane ginepro che ha avuto la fortuna di crescere proprio in prossimità dello strapiombo. Chissà quante risate si è fatto….

    Molte volte mi sono chiesto cosa sarebbe il supramonte senza ginepri, quei ginepri cosi antichi e dalle forme più disparate piegati dal vento e dalle inteperie, sicuramente senza ginepri noi avremo avuto molta più difficoltà nel goderci le bellezze del supramonte. Per noi ogni ginepro è un possibile compagno di viaggio, un compagno a cui affidiamo la nostra vita, se cade lui cadiamo noi.

    Chissà se potessero parlare quante storie ci racconterebbero, le storie di chi come noi precedentemente nel corso degli anni è passato per questi luoghi affidando le proprie esistenze alla resistenza delle loro possenti radici.

    Giacomo inizia ad armare il primo salto, anche il nostro amico di Nuoro  nonché salvatore (ma non di nome) inizia ad armare un po’ più in basso rispetto al nostro punto, più tardi verrà raggiunto da tutto il suo gruppo con il quale ci scambiamo un caloroso saluto e un in bocca al lupo “che bello”

    Iniziamo quasi contemporaneamente la discesa del primo salto, un inizio col botto, un bel salto da 30 metri che sommato alla prospettiva da cui ci stiamo calando dava una sensazione di capogiro.

    Il gruppo di Nuoro va molto più spedito nonostante fossero uno in più di noi come numero finiscono prima la discesa, tanto che decido per guadagnare un po’ di tempo di scroccare un passaggio con la loro corda. Durante la discesa i miei cari amici mi danno del venduto ^_^.

    Mentre aspettiamo che tutti finiscano il primo salto, il gruppo di Nuoro ha già attaccato il secondo, non ci sono altri ginepri disponibili per fare un secondo armo, non importa aspettiamo e ci godiamo il paesaggio.

    Siamo su una sorta di terrazza panoramica a strapiombo sul mare, vicino alla costa ormeggiata c’è una piccola imbarcazione, è proprio vero che con una barchetta puoi andare dove vuoi ma è altrettanto vero che anche con una corda puoi andare dove vuoi.

    Chissà se gli occupanti ci hanno visto…
    e chissà in tal caso cosa avrebbero pensato..

    Finalmente il secondo armo è tutto nostro!(20 m)

    Decido di calarmi per primo, è la prima volta che mi calo per primo da un salto, mentalmente da tutto un altro effetto, con cura cerco di non far aggrovigliare la corda che durante il lancio si e fermata su un terrazzino, giunto in prossimità di esso libero la corda e termino in scioltezza la mia discesa, gli altri mi seguono a ruota, Mario è l’ultimo a scendere, recuperiamo la corda e ci dirigiamo al terzo salto 30 m quasi tutti sul vuoto mitico!.

    Arriviamo al terzo salto, il gruppo di Nuoro ci ha distanziati, ormai ci ho preso gusto e anche in questo salto armo e scendo per primo, la discesa nel vuoto è spettacolare e scendo spedito tanto da poter far concorrenza agli incursori della s.w.a.t.

    Il tempo inizia ad essere tiranno il sole incomincia a calare.

    A questo punto in nostro percorso prende una variante particolare, dobbiamo andare dall’altro lato della montagna, per fortuna alla base del terzo salto c’è l’ingresso di una grotta, di caratteristico non ha praticamente nulla ma ci consente in breve tempo di essere d’altra parte.

    In prossimità dell’uscita veniamo accolti da un’altro scorcio di panorama mozzafiato, sul lato sinistro la roccia e perforata da parte a parte come se fosse stata colpita da una palla di cannone, a destra si vede il mare sempre più vicino, siamo ormai arrivati quasi all’ultimo salto.

    Uscendo dalla grotta facciamo due piccoli salti veloci e raggiungiamo un altro passaggio attraverso la roccia dove i nostri cari amici Nuoresi ci hanno fatto trovare un bel fuocherello, il sole da questo lato non batte e il calore di quel fuoco ci da conforto.

    Rinvigoriamo la fiamma e finalmente arriva anche per noi l’ora di mangiare qualcosa. Ci fermiamo giusto il tempo necessario, non perdiamo tempo le probabilità di terminare il percorso al buio sono alte.

    Penultimo saltino in scioltezza ed eccoci all’ultimo salto 35m a picco sul mare, il nostro ginepro è già li pronto ad un’altra serie di discese (poco prima è sceso il gruppo di Nuoro). La posizione, il punto, la vista del mare cosi vicino, il fatto che ormai il sole stia calando e l’aria incomincia a ricordarci che siamo a febbraio, fanno di quel salto un salto diverso dagli altri.

    Anche io trovo difficoltà nel mettermi in carico è un caloroso abbraccio al mio amico ginepro prima della discesa ci sta tutto. Ad uno ad uno terminiamo la discesa ormai non ci resta che la via del ritorno, costeggiamo per un tratto una impervia scogliera per poi risalire verso la montagna dall’atro lato della gola da cui siamo arrivati, giunti abbastanza in alto ci voltiamo verso l’altro versate e vediamo nettamente alcuni dei salti fatti e ci rendiamo conto di cosa siamo stati capaci di fare.

    Ormai il sole e completamente calato e la luna alta nel cielo ci accompagna sulla via del ritorno, voltandosi verso il mare lo spettacolo all’imbrunire è favoloso, ma il tempo per poterlo godere è poco.

    Alle 18:00 la nostra avventura ha termine, arriviamo alle macchine e i nostri amici del gruppo Nuoro stanno già brindando, non capisco perché ogni volta il primo a cui porgono l’alcol sono io! Sono astemio al 100% sia di vino che di birra! gli altri invece non si fanno pregare e tutti insieme brindano alla bella giornata passata insieme.

    L’ora del rietro a casa è arrivata, carichiamo le macchine, salutiamo gli amici di Nuoro e prendiamo la via del ritorno. La stanchezza si fa sentire ma l’adrenalina accumulata e la voglia di ritornare in quel luogo per far provare anche ad altri le emozioni provate da noi, danno luogo ad  una bilancia in perfetto equilibrio.

    Ringrazio per la fantastica esperienza condivisa: Barbara, Carlo, Cristina, Giacomo, Giorgio, Mario e Roberto (Metti una foto di gruppo)

  • IN CANOA A CALA LUNA – 15/16/2011

    La cosa più faticosa, quando si fanno queste escursioni, sono i preparativi.

    In questo caso: torno a casa all’ora di pranzo, pranzo… e penso alle cose che devo mettere nella sacca, basteranno 3 o 4 magliette, dei pantaloncini da mare, due felpe, due pantaloni, due paia di scarpe, uno scaccia acqua… Il colore delle magliette sarà adeguato alle tonalità brillanti del golfo di Orosei? Nel frattempo controllo la posta sul computer, non si sa mai che arrivi qualche mail importante proprio ora, guardo la tv, il telegiornale; penso anche al cibo che devo portarmi, basterà? Penso di si, ogni volta ognuno porta da mangiare per tutti, quindi se siamo in cinque, avremo da mangiare per venticinque.

    E’ ancora presto, quindi poggio la testa sul cuscino, la notte prima ho dormito poco, dopo mezzora armeggio con la sacca, ci metto tutto l’occorrente, mi rendo conto che la casa è un casino disordinato, sistemo alla bellemmeglio, almeno da poter aprire la porta quando rientro, carico la batteria della macchina fotografica, bevo un thé ed inizio il traslocco verso la macchina parcheggiata sotto casa.

    Sono in ritardo, mi chiama Francesca per dei calzari, torno indietro a prenderli, nel frattempo da tutte le stradine di Sestu sbucano macchine che fanno a gara per mettersi davanti a me, sono a centinaia; l’appuntamento è a casa di Roberto ce la farò ad arrivare in orario? Solo dio lo sa! Faccio la gimcana sulla 554 e finalmente Punto Blu!

    Ci sono Simone, Francesca, Manuela e Roberto. Circa 100 mq del piazzale sono stati sequestrati da Manuela per posare le sue cibarie, il resto è occupato dalle canoe.
    Carichiamo la macchina e assicuriamo le canoe sull’imperiale con qualche centinaio di metri fra corde, cordini, fettucce ed elastici. Speriamo di non scagliare una canoa sul lunotto posteriore di qualche auto davanti a noi alla prima frenata brusca.

    Partiamo verso le sette e dopo circa due ore e mezzo siamo a Cala Gonone, scarichiamo tutto, ci vestiamo e mentre prepariamo le canoe, Roby fa esplodere una lattina di birra dentro un gavone, in mezzo al resto dell’aquipaggiamento. Nooooooooo avevamo solo quattro lattine e una è già scoppiata, gli sequestro le ultime tre rimaste.

    Il mare è una tavola di petrolio, illuminato dalla luna quasi piena, spegnamo le luci che abbiamo sulla testa e ci impagaiamo verso cala Luna.

    Si sente solo il fruscio delle pagaie nell’acqua, c’è calma, aria densa di salsedine e umidità, prendiamo a pagaiare con ritmo costante e dopo poco ariviamo alla caletta di Fuili, sono le undici e mezzo. Il paesaggio meriterebbe delle foto, ma la macchina sta dentro la sacca stagna infilata nel gavone della canoa, proseguiamo verso le grotte del Bue Marino.
    Filare nel silenzio notturno con le falesie di calcare bianco che riflettono sull’acqua la luce della luna non è poca cosa. L’ingresso alle grotte è sbarrato da una catena facilmente superabile, così ci addentriamo nell’aria ferma e calda, possiamo vedere il fondo basso illuminato dalle nostre luci, l’acqua è mossa solo dal nostro passaggio.
    All’uscita si è alzata una leggera brezza fresca, piacevole dopo il tepore dell’aria all’interno che ha reso appicicoso lo scaccia acqua.

    E’ mezzanotte e mezzo, la fame ci fa proseguire spediti, tutti taciono fino ai grottoni di cala Luna, dove approdiamo, tiriamo in secco le canoe e ci prepariamo a passare la notte.
    A cala Luna no si può pernottare e dormire (giustamente), quindi noi non dormiamo, non piazziamo nessuna tenda, sgranocchiamo solo qualcosa per tenerci svegli.

    Alle prime luci dell’alba io Manuela e Roberto siamo seduti su un divano naturale, fatto di tronchi portati dal mare a contemplare l’infinito in silenzio. Il sole sta sorgendo all’orizzonte e mentre ci godiamo il panorama con una tazza di thé in mano, ci sono un paio di delfini che non hanno nulla da fare se non balzare fuori dall’acqua proprio di fronte a noi, a qualche centinaio di metri.

    Ma che cavolo ci fanno li? Con tutti i giorni in cui questi posti sono deserti dovevano scegliere proprio il momento in cui cinque pazzoidi sfidano le intemperie del mese di gennaio per godersi un po di pace? Meno male che passa una barca che li spaventa e non si fanno più vedere.

    cala OddoanaCarichiamo le canoe e decidiamo di fare un giretto verso cala Sisine, il mare è una tavola come la sera prima e man mano che sale il sole, il paesaggio si accende di colori, pagaiamo nell’acqua verde smeraldo.

    Dopo aver girovagato per qualche ora decidiamo di fare marcia indietro e di sostare a cala Oddoana per il pranzo, fagiolata alla Danno, qualche panino al prosciutto e maionese, spianate, cous cous, mele, banane, cioccolato e si riparte verso Gonone. Francesca e Roberto si scambiano le canoe.

    A quanto pare la canoa su cui pagaia Roberto è ingovernabile, con le pagaiate gentili di Francesca filava dritta, ma sotto la forza bruta e l’irruenza dei sui colpi di braccia, quella si ribella e punta sempre verso la costa;
    mi supera sfrecciando verso le falesie percorrendo un arco, poi lo supero io, ogni cento metri percorsi lui ne fa trecento; procede a zig zag in un turbinio di imprecazioni. Riesce a domarla solo in vista dell’abitato.

    Verso le quattro e trenta arriviamo alla spiaggetta dalla quale siamo partiti, mi fa specie vedere alcuni passanti della domenica intabarrati dentro i loro capotti, mentre io indosso pantaloncini da mare e maglietta e sono ormai fradicio per via dell’acqua entrata dal para spruzzi consunto.

    Usciamo dall’acqua, carichiamo le canoe sull’imperiale e previa sosta corroborante al baretto di Gonone ci avviamo verso Cagliari.

  • TREKKING DA OLOLBIZZI A CALA SISINE – 9/01/2011

    Lo scenario è il supramonte, uno di quei posti che per quanto ci si possa attrezzare del proprio bagaglio di ricordi di posti visti, riesce sempre a stupire. Anche se in fin dei conti si tratta di rocce, alberi e spazi aperti.

    Partiamo da Cagliari, io, Michela e Davide. Alle 8 più o meno siamo nell’altipiano del Golgo (Baunei), dove ci aspettano Toni, la fidanzata di Toni, e Tonina; li troviamo attorno ad un fuocherello; Tonina sta cucinando una delle sue solite sbobbe.
    Da li ci muoviamo al parcheggio di Ololbizzi per fare campo.

    Al campo troviamo cinque Sssasssssaresi mezzo “inciarinati”, rimpinziamo il fuoco e mentre ceniamo, fraternizziamo con vino e acqua vite; piazziamo le tende cercando di evitare le torte di mucca (nel “parcheggio” è presente anche un abbeveratoio, soggiorno qundi di bestiame di vario tipo) e andiamo a dormire.

    Sveglia alle 8, la brina ha reso “cirdina” la tenda, infreddolito e a scatti esco e trovo i Sassaresi: caz la vuoi una fetta di panettone? … no grazie i canditi mi danno il volta stomaco; fanno lo zaino, sparano quattro cazzate come solo i Sassaresi sanno fare e si avviano verso il loro percorso; non ho idea di dove siano diretti. Intanto si svegliano anche gli altri, facciamo colazione con colonna sonora annessa, regalataci da una capra che ha appena ingerito un distorsore per chitarra, sita nell’ovile vicino.

    Con Toni portiamo la sua macchina a Sisine, la nostra meta. Avere una navetta per tornare al campo è una gran cosa; ci fa risparmiare due ore buone di cammino in salita e alla fine di una giornata di trekking.

    Cuile MancosuAlle 11 meno venti, in fila indiana si parte, e seguendo i bollini blu (il percorso che stiamo percorrendo fa parte del Selvaggio blu, un trekking molto più ampio che parte da Perda Longa e arriva a Cala Luna) troviamo il cuile Mancosu, scattiamo qualche foto e proseguendo il cammino arriviamo a Sa Nurca, un passaggio fra due pareti di roccia al termine delle quali si gode di un panorama che già ripaga la “fatica” di tutto il trekking.
    Andiamo avanti e il supramonte si rivela sempre più generoso di panorami: cale, dirupi e ginepri che presuntuosamente sfidano il tempo e regalano al paesaggio il carattere fiero della Sardegna.

    Sa NurcaArriviamo al primo salto, sono ventitre metri, indossiamo l’attrezzatura da discesa e Toni ovviamente arma. Scendo per primo, perché visto che io e l’altezza qualche volta abbiamo fatto a pugni non voglio dargliela vinta: adrianaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.

    Toni ha avvolto in una matassa la corda lungo la quale devo scendere: Mario così evitiamo che lanciandola si imbrogli in qualche albero; scendo srotolando la corda, una mano sul prusic e l’altra a sbrogliare i nodi che si formano dalla matassa che ho sul moschettone agganciato all’imbrago; arrivo giù e a turno si calano tutti gli altri.

    Camminiamo ancora, il panorama neanche a dirlo: fronte mare e pareti vertiginose alle nostre spalle. Arriviamo al secondo salto da 45 metri, vado di nuovo per primo con la solita tecnica, la matassa di corda mi fa scendere lento, devo sbrogliare i nodi che si formano, non ci sono alberi, sgancio tutto, arrivo giù e faccio sicura agli altri che scendono.

    SupramonteFacciamo tappa smangiunchiando qualcosa, siamo nel boschetto di Biriola, ci muoviamo, cala Sisine è ancora lontana e sono le 3 del pomeriggio. Arriviamo al terzo salto (45 m), questa volta lanciamo la corda, scendo …nooooooo si è “incasinata” su più alberi, forse prorpio in questo caso sarebbe stato meglio utilizzare la tecnica della matassa agganciata all’imbrago.
    Riesco a sbrogliarla dal primo alberello però qualche metro più in basso fa ansa con un’altra pianta e in più il capo è legato ad un ramo che è arrivato al piano inferiore, la sbroglio dal secondo albero e mi calo fino giù, stacco il ramo dal capo però c’è ancora un’ansa che sale fino all’alberello poco sopra. Sistema tutto Davide che scende dopo di me.

    Scendono tutti, ormai sono le cinque passate, il sole è calato e ci aspettano ancora qualche ora di cammino più un salto da venti.

    Inevitabilmente accendiamo il LED dei caschi e andiamo alla ricerca dei segni blu lungho il percorso, sicuri e con calma serafica ci godiamo la parte in notturna del trek, arriviamo all’ultimo salto da 20 m, salto nel buio! Scendiamo su due corde e poi mangiamo protetti da un grottone.
    Dopo qualche minuto di cammino in mezzo ad altissimi corbezzoli secolari arriviamo alla spiaggia di Sisine. Tocchiamo l’acqua e ci incamminiamo percorrendo la codula; dopo un’ora arriviamo alla macchina.

    Grande giornata!

  • Corsica “L’altra mia Sardegna” 23/28 agosto 2010

    Diario di bordo:
    23 Agosto 2010 – La partenza

    – L’ incontro è al parcheggio del cimitero di Monserrato alle 9:00, dopo fatta la mega distribuzione di tutti i nostri bagagli ci dividiamo nelle nostre astronavi…emhh vetture: nella mia abbiamo l’organizzatrice Francesca Z., la dottoressa Francesca G. e il mastino Davide. Nella seat Ibiza di Giogio D. abbiamo anche la sorella Michela Z. e l’amica Sonia. Partiamo stracarichi verso Santa Terasa Di Gallura alla media e modesta velocità di 150 Km orari!!! verso Sassari facciamo una piccola deviazione per recuperare il professor Roberto P. con la sua tenda “astronave interprise”.
    Arrivati al porto ci accorgiamo che è neccessario il nostro aiuto per attraccare la nave!!! Con la partenza del traghetto mi sentivo oramai veramente in vacanza e a metà percorso cominciamo a vedere la costa della Corsica…bellissima con le sue scogliere bianche e stratificate a picco sul mare e con le case arrocate quasi in bilico. Attracati ci dirigiamo subito verso Corte passando da Porto Vecchio e Solenzara. Sono oramai le 19:00 e dopo un veloce rifornimento di frutta e verdura andiamo in campeggio che si trova nella Vallee della Restonica. Una strada stretta senza protezioni e piccoli precipizi sul fiume…Il campeggio è fantastico e nonostante non possiamo non possiamo utilizzare l’energia elettrica troviamo una piazzuola fantastica a pochi metri dal fiume. Dopo aver cenato decidiamo di andare a letto subito..ci aspetta la sveglia alle 6:00.
    24 Agosto 2010Destinazione Paglia Orba ovvero la montagna dalle “due cime”.

    Partiamo gasati dal nostro accampamento carichi di acqua e cibo e tanta curiosità; ci dirigiamo verso il punto di partenza della nostra prima avventura. Dapprima il percorso appare boscoso..ma via via che andiamo avanti la vegetazione si fa sempre più diradata e gli alti pini iniziali, che danno un sapore magico al luogo, lasciano spazio ad un’estesa vallata coperta da bassi cespugli…Al centro scorre un bel fiume con tante belle pozze d’acqua veramente invitanti…. Non pensavamo che questo sarebbe stato solo l’inizio!!! In lontananza vediamo un rifugio!! è la nostra prima meta…e ci appare già come un’oasi nel deserto!!! …e quindi vai di birra e Orangina!!!

    Ora bisogna salire sul serio..la vetta ci attende. Il paesaggio e sempre più “lunare” e la salita sempre più ripida. Carico della mia curiosità vado avanti ed un certo punto la meraviglia…..Davanti a mè si apre un meraviglioso scenario…un panorama fantastico e i resti di un ghiaccio!! tutti rimaniamo incantati ma dovevamo ancora proseguire…guidati da degli omini arriviamo in cima da dove potevamo ammirare meglio un buco sulla montagna di fronte a noi…e ahimè ci accorgemmo che in realta quella non era la vera vetta di Paglia Orba e dopo un crollo psicologico generale Francesca Z. ci indica dove si trova. “Ahahahahhaha ma stai scherzanzo!!!” è stato subito il mio commento…” ma dai sarà una mezzoretta”…furono le ultime parole famose…dopo circa un’retta arriviamo tutti nella vera vetta su cui primeggiava una croce.
    Fantastico..eravamo finalmente arrivati e dopo qualche foto (ero già a 400 scatti circa) cominciamo ad alleggerire il carico e pranziamo. Nella discesa pensiamo di tagliare e cambiare strada e mai avremo immaginato di doverci pure calare da delle corde.
    Fortunatamente chi più e chi meno sono riusciti nell’impresa..inizia così la discesa su una pietraia…e qua cominciano le prime “vittime”. C’è  chi comincia ad accusare dolore ai piedi, chi alle ginocchia, a chi gli si gira la caviglia e a chi gli girano le scatole!!!
    La sera rientrati in campeggio, dopo una doccia e la cena, ci addormentiamo subito stanchi e un pò doloranti.
    25 Agosto 2010 Destinazione Lago Mele e Capitello ovvero il trekking de ” Le Formage Puzzolent”

    Questa volta la sveglia è alle 7:30 visto che la destinazione si trova a 15 minuti da noi ma dobbiamo comunque smontare tutto per poi cambiare campeggio.  Quindi continuiamo  ad addentrarci nella valle della Restonica e dopo aver parcheggiato vicino ad un rifugio Roberto P. vuole a tutti i costi aquistare del formaggio da un pastore del luogo in compagnia di Sonia e Michela. Noi altri ci dirigiamo verso il lago Mele e azzardando dei numerosi sorpassi tra i numerosi turisti arriviamo nello specchio d’acqua…esteso e bellissimo….l’acqua è un pò fredda ma veramente invitante..il sole fà brillare la sua superficie regalandoci un senso di pace. Arrivati gli altri ci dirigiamo all’altro lago. La salita comincia a farsi sentire sul serio ma ne vale la pena…Ecco il lago Capitello con le sue acqua blu…contornato da maestose pareti di roccia che si tuffano nelle sue acque…e ad un lato il resto di un ghiacciaio testimonia il freddo dei suoi inverni. Decidiamo quasi tutti di tuffarci…Dapprima il freddo ti spiazza ma poi ti regala la consapevolezza che stai assaporando al meglio questo fantastico palcoscenico della natura.
    A rompere l’incantesimo ci pensa l’arrivo dell’ora di pranzo e con l’apertura de “Le Formage” da parte di Roberto P.: un buon sapore anche se alquanto piccante per i miei gusti ma la crosta era di un odore disgustoso da guerra betteriologica!!!
    Il problema fondamentale era il suo trasporto fino alla macchina e, per non contaminare tutto, Roberto P. decide di rinchiuderlo detto un sacchetto di plastica fuori dallo zaino….ma inutile… l’odore era quasi corrosivo!!! Arrivati al rifugio decide di posizionarlo su altri rifiuti…e non so se poi hanno evacuato la zona!!! Ora è venuto il momento di scendere giù  per la Corsica fino al Coll di Bavella. Ed ecco il nostro nuovo campeggio …con pochi comfort ma posizionato praticamente sul letto del fiume. La nostra piazzola è senza neanche un albero ma ci troviamo bene ugualmente…e grazie alla gentilezza del gestore del campeggio rimediamo anche un tavolo e 2 panche per poter mangiare (visto che l’unico che ha osato prendere la sedia sono stato io….dietro i “murrungi” di tutti gli altri) Preparati i nostri giacigli e dopo aver cenato sono già le 20:30 e Davide ci suggerisce di andare al bar a mangiare la Crepes…bè se non le sanno fare loro!!! Il gestore ci prende in simpatia ed in particolare una nostra amica (di cui per ragioni di Privacy non faccio il nome ma vi dò delle indicazioni: S_ _ _ _ _) a  cui l’ultimo giorno dedica anche una crepes con un cuoricino fatto con la nutella!!!
    26 Agosto 2010 Destinazione Monte Incudine ovvero il trekking de “unu croppu de matteddu in conca” detto anche ” ma candu arribausu a sa fini, non di pozzu prusu!!!”

    Oramai la prime vittime delle nostre avventure cominciavano a chiedere pietà e decidono di non seguirci in questa nuova impresa e di dedicarsi al mare (ma perchè non gli ho seguiti??) quindi Io , Francesca Z., Davide…e Giorgio D. (nonostante il ginocchio destro quasi in frantumi) decidiamo di partire carichi di grinta. Il percorso iniziale è pressochè in discesa e a tratti addirittura in piano..cominciamo a pensare che era un trekking possibile a tutti i nostri amici..dopo un lungo percorso in mezzo al bosco pieno di qua e là di piccoli corsi d’acqua cominciamo ad intravedere la vetta da raggiungere e a metà altezza il rifugio. Convinti di trovare anche là bibite fresche e persino qualche torta…ci ritroviamo invece su un rifugio con qualche capra sfigata e altri escursionisti spaesati. a fare ombra c’erano due alberelli usati per stendere la biancheria e sull’ombra di quelli ci siamo messi a mangiare qualcosa. Giorgio D. ha ormai il ginocchio gonfio e la gamba gli viene appresso solo per inerzia, decide quindi di cominciare la ridiscesa…noi tre invece ricominciamo la scalata pensando bene di bagnarci un pò la testa e la maglietta.. a metà percorso comincio a sentire il caldo e la stanchezza e mi pongo una domanda: ” ma non starò facendo una caz….?”. Francesca Z. non mi dà sicuramente conforto…stava ancora raccogliendo le gambe!!! L’unico era Davide che sdrammattizzava….. poi guardo sù e penso ” Ma si…SI PUO’ FARE!!!!” e via verso l’alto..incontriamo diversi escursionisti che scendono e ci guardano impietositi; senza parlare di due “pazzi”  che si stavano facendo il percorso correndo!!!
    Il paesaggio é sempre più desolato e caldo..finchè arrivati a scollinare si sente una bella brezza ristoratrice e il panorama ci rinquora delle nostre fatiche. Ormai la vetta è vicina e cominciamo a vedere la croce (coricata?)…arrivati in cima Davide si riposa mentre io e Francesca ci dilettiamo a fare foto “camminando sulle nuvole”.
    E’ il momento di rientrare e dopo una rapida discesa fino al rifugio e un rifornimento d’acqua cominciamo l’interminabile via del rientro, sembra che qualcuno davanti via via ci stia spostando l’arrivo..ci ricordiamo una deviazione a forma di V che però non arriva mai e così anche l’incrocio con un’altro percorso…forse non l’abbiamo visto o forse manca ancora così tanto? non osavamo guardare neanche la cartina perchè la verità ci avrebbe fatto veramente male!!! Davide si rende conto che il sole sta scendendo e che manca ancora tanto e preso dallo stremo mette la quinta e ci semina…Io e Francesca Z. rimaniamo vicini per darci anche forza..ma ci cadono le braccia a terra quando notiamo che siamo ancora a circa 2 terzi del percorso. Ci ricordiamo che dobbiamo fare 4 interminabili anse prima di arrivare al parcheggio….ma sembrano moltiplicarsi e quando siamo convinti di aver terminato vedo in lontananza quel maledetto segno rosso e bianco del GR20 che primeggia là…in alto…sempre più alto!!! Basta non è possibile!!! avevo ormai il terrore di osservare dove stavano gli altri segni!!! Basta immaginare un postoassurdo..bè stava sicuramente là!!! Francesca “butta” i piedi per terra come se stesse lanciando dei dadi. Il colpo di grazia è stato vedere la strada lassù lontano lontano sulla destra che ci indica l’altezza finale che dobbiamo raggiungere!!! basta non è possibile…ma stiamo scherzando…oramai vedo dei miraggi…un pulman che ci fà segno di salire per portarci via!!! no…non è un pulman …è Davide!!! l’abbiamo raggiunto!!! No ma dove si trova? dobbiamo fare ancora tutta quella strada??? oramai dobbiamo arrenderci ai fatti togliamo le nostre ultime forze e dopo circa un’altra mezzora vediamo le nostre macchine!!! finalmente!!! Volevamo cammuffare la nostra disavventura con gli altri ma i nostri movimenti robotici ci hanno subito sputtanato!!! Avevo persino un principio di insolazione!!
    27 Agosto 2010 – Ferrata in Coll di Bavella ovvero”immoi arrogu tottu”

    Eccoci all’ultimo giorno..quello dedicato alla ferrata..arriviamo tutti verso le 10:00 e ci imbraghiamo; iniziamo subito il percorso con la Tirolese…bellissimo…è la prima volta che la provo…per un attimo ti sembra di volare…poi è la volta del ponte Tibetano; poi inizia la ferrata vera e propria…la giornata è calda ed il percorso quindi diventa meno gradevole…arriviamo alla famosa rete dove tutti più o meno si trovano un pò “ciondolanti”. Continuando la ferrata arriviamo ad un bivio dove si può provare un percorso più difficile in negativo e quindi il gruppo dell’incudine (che non si vuole smentire) decide di fare anche questa caz…!!! Bellissimo, faticoso e soprattutto era all’ombra…dopo un continuo di altre titolesi e ponti tibetani arriviamo alla fine felici e desiderosi di un tuffo nelle pozze d’acqua che ogni giorno guardiamo con desiderio….Ed eccoci dopo poca strada in acqua finalmente rilassati e circondati da un paesaggio meraviglioso e che ho sempre immaginato nei miei sogni.
    28 Agosto 2010 – Il giorno del rientro a casa.
    Ci alziamo dopo le 8 e iniziamo a smontare tutto, una breve colazione e vià verso Bonifaccio…a metà strada prendiamo d’assalto una Boulangerie (tanto amata e contemplata da Roberto P.) compriamo paste e tranci di pizza per pranzare. Un breve giro nel centro del paese e poi riusciamo ad imbarcarci per le 17…Il mare era veramente mosso e Francesca Z. si preoccupa seriamente quando sente l’annuncio di non uscire assolutamente sul ponte del traghetto. Io non ho paura di affondare ma di solito soffro di mal di mare e ciò mi ha fatto sudare in una maniera impressionante. Appena vediamo la costa della Sardegna capiamo che manca poco per abbandonare completamente questa meravigliosa esperienza…ma mi son ripromesso di tornare in questa mia seconda Isola..!!
  • TRAFFICO AL CABIROL!!!


    Ci incontriamo intorno alle 10 al parcheggio del belvedere di capo caccia, dove c’è un grande via vai di macchine, fra cui anche escursionisti di altri gruppi… iniziamo a pensare che ci sarà un bel po’ di movimento sulla cengia!!!

    Fra prepararci e tutto stiamo iniziando il sentiero di avvicinamento alle 11 circa. Abbiamo deciso di iniziare il percorso dalla cengia bassa per poi terminare con quella alta.

    Il maestrale si è un po’ calmato ma le onde del mare si infrangono ancora sulle scogliere della falesia con forza spaventosa… è una cornice spettacolare, la natura sta dando il meglio di sé nel dimostrarci tutta la sua forza imponente. Alle 11.20 siamo all’attacco della ferrata, troviamo da subito il caro amico “cavo d’acciaio” che ci aiuta in un primo pezzo in disarrampicata facile, che porta alla cengia bassa, abbastanza larga e di tranquilla percorrenza che ci regala delle viste mozzafiato sulle scogliere circa 60 metri sotto di noi e sull’Isola di Foradada avvolta dalla schiuma delle onde del mare mosso dal maestrale. Dopo circa una mezz’ora la cengia si restringe fino a quasi scomparire, lasciandoci soli col cavo in un traverso col terreno friabile sotto i piedi e lo strapiombo che ci guarda dal basso, mentre poco oltre davanti a noi si staglia bellissimo lo spettacolo della falesia del faro più alto d’Italia. Il vento soffia incessante rendendo la progressione ancora più emozionante, finché a un certo punto ci sembra quasi che ci parli!!!

    “fraaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa”…………………..

    “roooooobiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii”………………

    “gioooooooooooooooooooooooooooooooo”….

    “nientepauuuuraaaaaaaaa….stiamo arrivaaaaaandooooooooooooooooooooooooooo”…

    “c’è l’incooooooontroooooooooooo……… controooooooooo………ooooooooooooooo”

    Chiaramente grazie al nostro autocontrollo… alla sicurezza che ci domina sempre e soprattutto all’esperienza di chi conosce ogni millimetro di pietra della ferrata perchè l’ha già percorsa 5 volte in due giorni (in un senso… e nell’altro) riusciamo a realizzare che: prima di tutto il vento non parla e poi che non è il caso di preoccuparsi, dato che abbiamo semplicemente SENTITO LE VOCI!!!

    Superato questo bel momento, arriviamo al punto in cui abbiamo desiderato di stringerci con trasporto passionale al cavo per giurare di non mollarlo mai più e di diventare un tutt’uno con esso: una verticale gradinata a strapiombo sul mare che porta al livello più alto… dove rimanere assicurati con un rinvio a uno dei gradini mentre ti guardi intorno appeso un centinaio di metri a picco sul mare è un’esperienza fantastica che da sola varrebbe tutta la ferrata! Foto, foto e ancora foto, nelle pose più esagerate quasi cercando davvero di volare… tanto poco ci manca… e poi si prosegue con qualche difficoltà dovuta ai gradini disassati verso destra che costringono a cercare altri appigli sulla roccia per non sbilanciarci, rendendo la salita ancora più divertente ed emozionante… e dopo una serie di brevi traversi giungiamo alla cengia alta, dove l’esposizione si fa sentire e il panorama davvero pauroso continua in ogni momento a incantarci lo sguardo… tanto che presto tutte queste emozioni giocano brutti scherzi ai presenti: nel gruppo si sparge velocemente la voce che ci sia una terrazza nel bel mezzo della cengia in cui si incontrano amici che abitano a 300 chilometri di distanza, ci si prende un caffè e si rimane a chiacchierare tranquilli… forse faranno anche l’happy hour la sera!!! Allucinazione collettiva o realtà?? mah chissà… solo chi c’era può saperlo!!

    Dopo questo intermezzo “particolare”… a 150 metri d’altezza, proseguiamo lungo il percorso superiore tra brevi discese gradinate, traversi espostissimi, lo spigolo che guarda all’isola di Foradada dove tutti ci mettiamo in pose acrobatiche pronti a spiccare il volo, e ovviamente affidiamo i nostri estasiati pensieri alla “memoria” della ferrata… (ed essendo arrivati per ultimi abbiamo anche potuto avere l’ultima parola con certi amici “buzzurri ma simpatici”)… e arriviamo alla fine della cengia alta dopo 3 ore e mezza abbondanti, stanchi ma decisamente esaltati da questa fantastica esperienza che avremmo anche ripetuto subito (al contrario inseguendo le… voci e battendole sul tempo!!) se non fosse che ormai il sole del pomeriggio di fine luglio batte sulla parete e (nonostante il maestrale), picchia forte tanto da consigliarci di incamminarci verso il sentiero del ritorno, in discesa, da cui si vedono subito le macchine piccole laggiù che ci aspettano, direzione… spiaggia!!

    Francesca
    Roberto
    Giorgio
    Sabrina
    Stefano
    Mariaelena
    Davide(USC)
    Paolo(CAI)
    Roberto(amico aggregato!)
    e con la partecipazione delle VOCI di:
    Sonia
    Francesca
    Anna
    Giovanni
    Simone
    Lisa
    Raffaele