S’Iscala e S’Omine 31 Dicembre 2012/1 Gennaio 2013

Cuile Ziu RafaeleOre 6:30 del 31 Dicembre 2012, puntuale Massimiliano L. passa a casa per intraprendere insieme il viaggio verso
Dorgali per poi raggiungere i nostri amici al cuile di ziu Raffaele. Tutto era pronto per evitare di perderci: una
cartina con riportato il sentiero pressoché attendibile del soccorso alpino (scaricato la sera prima da un’e-mail
di Giacomo A), GPS carico con batterie di riserva in quantità industriale e un telefono cellulare. Mi ero anche
preoccupato di avvisare il mio compagno di avventura dicendogli che “forse” avremo raggiunto gli altri e che la
traccia a nostra disposizione “forse” era attendibile e che non avevo mai percorso quel sentiero e non davo nessuna
garanzia….insomma tutto organizzato nei minimi dettagli, è tutto assolutamente perfetto!! Il nostro commento è
stato: “MORIREMO TUTTI!!!”. Una cosa non mi tornava in tutto questo…ma perchè Manuela insisteva a dirmi “non
farlo”? Boh!!

Durante il viaggio nella S.S.131 un’enorme stormo di uccellini ci regala un fantastico spettacolo nel cielo
mattutino che fluttua leggero e con la sua magica danza ci accompagna lungo il nostro percorso incantandoci con le
sue figure …Il sole nel frattempo si leva e inizia la sua danza fra gli alberi finché la nebbia sale creando
un’atmosfera surreale dove si distinguono solo ombre e contorni indefiniti…; qui comincia il mio rodere dentro
per aprire il finestrino e scattare qualche foto ma peccato che la temperatura è di soli 2 gradi!!

Allora io apro e Massimo chiude …ed io riapro…e Massimo richiude dicendo “Serra!!!..tu ses maccu ..c’esti unu friusu!” e così
per qualche chilometro. Parte poi lo “sciollorio” finale di rompere le scatole a tutti quelli che ancora dormono
chiamandoli e esordiendo con la frase “Blindare lo smello” e vedere chi casca allo scherzo…insomma veramente
carichi di “scimproriusu”!!! Ridendo e scherzando arriviamo al ponte sul fumineddu nella zoa detta de S’Abba Arva,
e ci parcheggiamo cercando di nascondere il lato della vettura col deflettore rotto.

Finiamo di preparare velocemente i nostri due zaini…in quello di Massimo c’è la parte superiore della mia tenda da tre posti, la
carne, 2 litri d’acqua, vestiti di ricambio, sacco a pelo (di dubbia tenuta alle basse temperature!!!), materassino
da ginnastica (con tanto di illustrazioni), cioccolatini Kinder (stipati in ogni angolo), scatolette di tonno e
piselli (di cui va fiero), parrucca per lo spettacolo della sera e altri oggetti personali; nel mio zaino invece
trovavano rifugio le stecche col telo interno della tenda, 2 spicchi di formaggio, cioccolatini, “sa cardiga”, una
piccola bottiglietta di olio d’oliva fatto in casa nostra, il contenuto del vino regalatomi al compleanno “Buio”
travasato in due bottigliette di plastica (quale miglior occasione per aprirlo?), 3 litri di acqua, “unu civraxiu”,
lettino autogonfiante con annesso cuscino gonfiabile, sacco a pelo estivo (l’altro invernale era troppo
ingombrante!!), vestiti per coprirsi la notte, noccioline americane, teiera con fornellino e bombola, mandaranci, 2
succhi di frutta, cavalletto per fotografare, macchina fotografica, 4 candeline e altri piccoli oggetti utili (come
forchetta, accendino, spazzolino ecc…).Si e no cadauno abbiamo un carico di 20 kg.

Zaino in spalla , GPS acceso e cartina alla mano partiamo per la nostra avventura dicendo a Massimo di guardare in alto la nostra meta e gli ribadisco: “ma non staremo facendo una cazz..? Non ci manca niente!!!” Il primo tratto
del percorso è lo stesso utile per raggiungere la gola del Gorropu, ed infatti incontriamo due ragazzi che ci chiedono maggiori dettagli e che vorrebbero tentarsi anche Tiscali in giornata….(contaci!!) Massimo spiega un po’
loro il sentiero e parte ancora con “Blinda lo Smello” e scopriamo che tutto il mondo è paese e che da loro in Toscana si risponde “Pupa”(insomma ci siamo fatti riconoscere anche stavolta)….Dopo diversi sali e scendi lungo
il flumineddu cerchiamo l’attacco per il sentiero che ci avrebbe portato alle pareti e notiamo che il nostro punto di riferimento è un grosso spuntone di roccia indicato sulla carta con al suo fianco un nuraghe, ci fermiamo in uno
spiazzo con la visuale libera da alberi e per sicurezza io proseguo da solo ancora per il sentiero principale, senza zaino, per vedere se ci sono altre vie d’uscita…niente da fare si sale proprio dove ho lasciato Massimo.

Un piccolo tracciato tra i cespugli ci porta dentro un piccolo bosco dove però non troviamo via d’uscita e usciamo di lato a quattro zampe sotto i rami sempre più fitti e..ecco il sentiero che rimaneva sempre lungo il tratto privo di alberi; notiamo poco distante da noi il grosso spuntone di roccia che , secondo la traccia sulla carta, dobbiamo raggirare a destra ma del nuraghe nessuna traccia…e ripeto fisso “ma Giacomo mi ha detto che si trova qua!!”. Col Gps noto che ci stiamo avvicinando ad un chiaro sentiero a “zig zag” percorribile col fuoristrada e finalmente eccolo raggiunto ..in se ci sentiamo un po’ delusi perchè pensavamo fosse più complicata la traccia..ma la pendenza è comunque micidiale!!! Ci ricrediamo presto quando dopo il secondo “zig zag” ci addentriamo di nuovo dentro il bosco, e qua di tracce ahimè ce ne sono in ogni direzione e quindi andiamo un po’ ad intuito puntando una grossa macchia bianca che si nota sul gps che poi scopriamo essere un’estesa pietraia con una pendenza a dir poco esagerata . Tanto esagerata che decidiamo di muoverci veramente con cautela e con posizioni opposte perchè la pietre rotolano senza attrito, una in particolare smossa da Massimo, del diametro di circa 20 cm., inizia la sua discesa senza mai fermarsi per un centinaio di metri…e lui urla “PIETRA!!!” e poi bisbiglia “ Pietra!! pietra! piemmh emmh!!!”

Risalendo la pietraia ci troviamo quasi alla base delle pareti ma dalla carta comprendiamo che non dobbiamo avvicinarci troppo e, dopo una breve sosta per pranzare (sono le 13:30), iniziamo a camminare costeggiandole da lontano in un sali scendi senza un percorso ben preciso..tanto che ci ritroviamo più volte in punti pericolosi e ripidi…il problema è che ogni errore ci costa una bella disarrampicata . La più eclatante ci tocca quando
seguendo la traccia lasciata da altri escursionisti (di cui mi vantavo di riconoscere i segni degli scarponi come un segugio) ci troviamo ad incasinarci nei rami di un grande albero abbattuto, forse da un fulmine, che si trova proprio lungo il nostro tracciato, ci aiutiamo a vicenda facendoci la staffa e dandoci “un piede”, tutto per raggiungere due grandi cenge parallele visibili da lontano che davano segno di una via d’uscita…ed invece niente da fare il percorso finisce in un passaggio talmente esposto che mi fa pensare che ci siamo avventurati in un qualcosa più grande di noi…pensavo”mah forse mi sbaglio ma non è possibile che le tracce finiscano qua… nello strapiombo!!!” avevo quasi soggezione a guardare sotto ..magari vi vedo le ossa accumulate di tutti quelli che ci hanno provato. A questo punto sono le quasi le 15:00 e penso bene di telefonare a Giacomo..lui sicuramente mi saprà dire dov’è passato. Il telefono per fortuna prende benissimo e dopo pochi squilli mi risponde e alla mia richiesta di spiegazioni maggiori del percorso e di eventuali passaggi esposti lui mi risponde: “ma io S’iscala e S’omine non l’ho mai fatta!!” in quel momento mi viene un orrendo sospetto e penso bene di chiedere di telefonare anche ad Ivo che si trova sempre vicino alle pareti sopra di noi… e lui mi dice “anche io non l’ho mai fatta ma non mi risulta che ci siano passaggi molto pericolosi” . Oh caspita “là sa cazzara” siamo i primi a farla!!! ma state scherzando??!!!?? a questo punto riattacco il telefono e dalla posizione in cui siamo decidiamo di cambiare drasticamente tracciato se non vogliamo passare la notte in parete..ci rincuora il sentire le loro urla e i loro fischi…Praticamente siamo troppo alti rispetto al tracciato del gps e ci tocca ripassare di nuovo sull’albero abbattuto e disarrampicare in punti veramente instabili dove ogni volta ci tocca testare la stabilità delle rocce che ci sostengono. Pensiamo anche di stilare l’elenco di tutte le persone che ci avrebbero sfanculato se le avessimo portate con noi!!! Inoltre un elicottero ci passa vicino e penso “Il soccorso ci ha già sgammati!!!” Dall’alto finalmente distinguiamo il percorso che passa alla sommità di due lunghissime pietraie parallele ma che per raggiungerle non è facile, bisogna tornare parecchio indietro e scendere di circa 50 metri di quota… intorno a noi è pieno di tante piccole pareti… ed ecco finalmente più o meno un sentiero e alla vista di un tronco di
ginepro, posizionato orizzontalmente per superare una piccola parete, abbiamo la conferma che la strada è giusta… aggiorno quindi Giacomo della nostra situazione…preoccupato ci dice di tornare indietro se non riusciamo entro mezzora a trovare il giusto percorso!! Sinceramente ne io e ne Massimo abbiamo intenzione di ripercorrere quanto già fatto per raggiungere gli altri a sa Portisca…preferiamo passare la notte in parete e continuare il giorno dopo. Già ci vedevamo brindando io a vino e lui a succo di mela con la tenda posizionata con una pendenza di 45° (spiazzi non ce ne sono manco a pagarli!!!) con i corvi imperiali che ci girano intorno come avvoltoi!!!
Continuiamo il nostro cammino con altri piccoli errori di percorso finchè giungiamo in un un punto dove non vediamo nessuna alternativa e nessuna uscita..a quel punto Massimo mi guarda e mi dice “se secondo te dobbiamo arrampicarci di là scordatelo..io non ci salgo”. Caspita mi sento come un topo di laboratorio nel suo labirinto finchè noto una corda di dubbia resistenza attaccata a circa 30 centimetri dalle radici di un albero senza foglie che non riconosco..Ahimè se non è ginepro o olivastro non mi fido!!!Tentenna tentenna alla fine sale Massimo e io sto sotto per ammortizzare un’eventuale caduta..la corda scricchiola e l’albero cigola…Tadannu!!! Arrivato alla fine della risalita di circa 6 metri l’unica alternativa e dirigersi a sinistra ..salgo anch’io col mio carico e proseguiamo il percorso…le strada si perde di nuovo in innumerevoli piccoli tracciati magari lasciati dagli animali e continuiamo con piccoli tentativi finchè riappare chiaro il passaggio giusto…e torno ad avvisare Giacomo che stiamo proseguendo e che il passaggio con la corda che abbiamo incontrato non era tanto complicato come pensavamo. Ogni tanto ci mandano dei fischi per capire la loro posizione…oramai ci manca percorrere un tracciato a forma di “M”, indicato nella carta come il punto più alto e che quindi porta finalmente allo svalicamento!! finalmente facciamo la prima gamba della “M” ma poi …forse la fretta e il desiderio di terminare non troviamo più il proseguimento e pensiamo bene di tagliare corto tentando anche qualche complicata arrampicata. No di pozzu prusu!!!
Non vedo l’ora di raggiungere la cresta!! ma niente piano piano ci rendiamo conto che bisogna tornare un’altra volta indietro, perdere un po’ di quota e cercare la strada indicata nella carta…. e come si dice in sardo…….
Torra a cummenzai!! ora le pareti sembrano più accessibili e con passo veloce ci troviamo finalmente asvalicare e subito vedo nella parte più alta alla mia destra Giacomo che ci raggiunge mentre alla mia sinistra uno spettacolo
magnifico..l’intera gola del Gorropu vista dall’alto!! contemporaneamente vedevo Genna Silana e la Schiena d’Asino ed in lontananza le montagne del Gennargentu innevate. Spettacolare…. da rimanere incantato. Ma sono già le 17:00 ed abbiamo neanche un’ora di luce e Ivo da lontano, in cima ad una collinetta ci dice di tagliare nel bosco rimanendo un po alti per poter raggiungere il cuile…

Con passo veloce superiamo una prima collinetta e incontriamo oltre ad Ivo, Giulia con l’amica svizzera Fabien e Sarah….diciamo loro che abbiamo portato tante buone cose da
mangiare e insceniamo con Massimo che la carne è stata dimenticata in macchina per una sua incompressione. Tutti insieme ci dirigiamo al campo di Donnarigoro e strada facendo prendiamo qua e là dei tronchi di legno per il
fuoco..quello che prendo io mi faceva sentire come in una via Crucis..era pesante e scomodo da mantenere ..tanto che decido di portarlo insieme a Massimo…Il problema e che non siamo sincronizzati e ci incasinavamo a vicenda.
Ed eccoci al campo ed in lontananza Giulia mi indica il cuccuzolo del Cuile di Ziu Raffaele..ma io sinceramente non lo vedo ..ormai è praticamente buio. ..ma finalmente alle 18:00 raggiungiamo il Pinnetto… dove ci attendono Ilaria, Giuppi ed il loro cagnolino Mela con il fuoco acceso.

Ed ora arriva il momento di svelare lo scherzo della carne…e tutti tirano un sospiro di sollievo e si prepara subito il cenone di capodanno. Scopro nel frattempo che
anche loro, nonostante fossero in giro lassù da tre giorni, avevano cibo in abbondanza. Ed eccoci tutti intorno al  fuoco a chiaccherare ed a raccontarci le nostre esperienze contornate da battute e risate, mangiando e bevendo vino. Giulia porta fuori e distribuisce ad alcuni di noi dei bastoncini che scintillano comprati dai cinesi che ci
strappano una risat quando ci accorgiamo che sono un “pacco”..funzionavano a rate!!. Fuori il cielo non è limpido e le nuvole giocano a nascondino con la luna che ancora si trova in basso ad est. Prendo subito cavalletto e macchina
fotografica e comincio a scattare delle foto al cuile con pose più o meno lunghe alla luce della luna.

Chiedo poi a Sarah ed a Giulia di prendere unal cuile ziu Rafaelea candelina a testa in mano per creare una foto un po’ particolare…poi massimo si
munisce di parrucca e inscena una trasmissione televisiva affacciandosi dalla parte superiore della porta
d’ingresso…ed anche io lo aiuto nello spettacolo mettendo parrucca e imitando Mike Buongiorno (il vino stava già
facendo effetto). Per dormire io preferisco montarmi la tenda e anche massimo mi segue ma si rende conto che la
temperatura scende sempre più ed il suo sacco a pelo è praticamente inutile e, senza aspettare la mezzanotte, si
corica completamente vestito con tanto di giubbotto.

Io mi trattengo con gli altri nel pinnetto per brindare il nuovo anno e poco prima, preso da un senso di pietà porto al mio compagno di viaggio un telo termico che si trova
incastonato nel muretto interno…l’unico incoveniente e che durante la notte avrebbe fatto rumore di caramelle
scartate ad ogni piccolo movimento!!! Anch’io nel mio sacco a pelo ho dormito con una temperatura al limite della
sopportazione ed ogni tanto aggiungevo vestiario col trascorrere delle ore.

Ed ecco giungere all’alba del nuovo anno!!! il cielo era coperto ma il paesaggio intorno a noi era fantastico..sono
le 6:30 e con Giacomo e Massimo ci dirigiamo alla grotta di Funtanasarga, distante circa 20 minuti, che altro non è
che una sorgente sotterranea molto utile come punto acqua sopratutto in estate. Riempiamo diverse bottiglie ed un
bidone da 10 litri e torniamo alla “base”.

Ormai si sono alzati tutti e dopo aver preparato gran parte dello zaino
con le nostre cose, facciamo un’abbondante colazione. Ritirate le ultime cose e ripulito un po’ il cuile anche io e
massimo decidiamo di rientrare insieme a loro passando per sa Giuntura con il cagnolino Mela che a momenti ci
indicava la strada

….prima però facciamo una piccola capatina per vedere su Sercone e poi vià attraversando tutta Donnarigoro e
oltre.

Passiamo per un piccolo bosco dove troviamo i resti di alcuni cuili e poi giù per un campo solcato dove
godiamo di un fantastico panorama ..davanti a noi vediamo una parete che altro non è una lama di roccia
altissima.

Scesi giù per una pietraia, in una zona soleggiata, decidiamo di pranzare e da ogni zaino esce ogni
tipo di cibo, dal formaggio alla cioccolata…”ma dove caspita avevate tutta questa roba???”.

Proseguiamo il percorso incanalandoci in una piccola valle che poi ci conduce poco più avanti del laghetto de sa Giuntura e qua ci
sbizzariamo con le foto….

Ed ora ci tocca la risalita nella schiena d’Asino con Massimo che parte in quarta e
sparisce nella vegetazione.. Arrivati alle auto brindiamo di nuovo ma stavolta con lo spumante di Giulia ed il
Pandoro. Dopo un breve sosta e dopo aver salutato gli altri, Giacomo e Sarah accompagnano me e Massimo a recuperare
la nostra macchina e passando davanti al Gorroppu scatto una foto per rivedere a casa il percorso della nostra
avventura.

La giornata ormai è giunta al termine ed io è Massimo ci rendiamo conto di aver fatto esperienza indimenticabile
…senza contare che, arrivati a casa, scopriamo di essere stati i primi del nostro gruppo ad aver fatto S’Iscala e
S’Omine…..grandi!!!

Roberto Atzori

Comments are closed.