TREKKING DA OLOLBIZZI A CALA SISINE – 9/01/2011

Lo scenario è il supramonte, uno di quei posti che per quanto ci si possa attrezzare del proprio bagaglio di ricordi di posti visti, riesce sempre a stupire. Anche se in fin dei conti si tratta di rocce, alberi e spazi aperti.

Partiamo da Cagliari, io, Michela e Davide. Alle 8 più o meno siamo nell’altipiano del Golgo (Baunei), dove ci aspettano Toni, la fidanzata di Toni, e Tonina; li troviamo attorno ad un fuocherello; Tonina sta cucinando una delle sue solite sbobbe.
Da li ci muoviamo al parcheggio di Ololbizzi per fare campo.

Al campo troviamo cinque Sssasssssaresi mezzo “inciarinati”, rimpinziamo il fuoco e mentre ceniamo, fraternizziamo con vino e acqua vite; piazziamo le tende cercando di evitare le torte di mucca (nel “parcheggio” è presente anche un abbeveratoio, soggiorno qundi di bestiame di vario tipo) e andiamo a dormire.

Sveglia alle 8, la brina ha reso “cirdina” la tenda, infreddolito e a scatti esco e trovo i Sassaresi: caz la vuoi una fetta di panettone? … no grazie i canditi mi danno il volta stomaco; fanno lo zaino, sparano quattro cazzate come solo i Sassaresi sanno fare e si avviano verso il loro percorso; non ho idea di dove siano diretti. Intanto si svegliano anche gli altri, facciamo colazione con colonna sonora annessa, regalataci da una capra che ha appena ingerito un distorsore per chitarra, sita nell’ovile vicino.

Con Toni portiamo la sua macchina a Sisine, la nostra meta. Avere una navetta per tornare al campo è una gran cosa; ci fa risparmiare due ore buone di cammino in salita e alla fine di una giornata di trekking.

Cuile MancosuAlle 11 meno venti, in fila indiana si parte, e seguendo i bollini blu (il percorso che stiamo percorrendo fa parte del Selvaggio blu, un trekking molto più ampio che parte da Perda Longa e arriva a Cala Luna) troviamo il cuile Mancosu, scattiamo qualche foto e proseguendo il cammino arriviamo a Sa Nurca, un passaggio fra due pareti di roccia al termine delle quali si gode di un panorama che già ripaga la “fatica” di tutto il trekking.
Andiamo avanti e il supramonte si rivela sempre più generoso di panorami: cale, dirupi e ginepri che presuntuosamente sfidano il tempo e regalano al paesaggio il carattere fiero della Sardegna.

Sa NurcaArriviamo al primo salto, sono ventitre metri, indossiamo l’attrezzatura da discesa e Toni ovviamente arma. Scendo per primo, perché visto che io e l’altezza qualche volta abbiamo fatto a pugni non voglio dargliela vinta: adrianaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa.

Toni ha avvolto in una matassa la corda lungo la quale devo scendere: Mario così evitiamo che lanciandola si imbrogli in qualche albero; scendo srotolando la corda, una mano sul prusic e l’altra a sbrogliare i nodi che si formano dalla matassa che ho sul moschettone agganciato all’imbrago; arrivo giù e a turno si calano tutti gli altri.

Camminiamo ancora, il panorama neanche a dirlo: fronte mare e pareti vertiginose alle nostre spalle. Arriviamo al secondo salto da 45 metri, vado di nuovo per primo con la solita tecnica, la matassa di corda mi fa scendere lento, devo sbrogliare i nodi che si formano, non ci sono alberi, sgancio tutto, arrivo giù e faccio sicura agli altri che scendono.

SupramonteFacciamo tappa smangiunchiando qualcosa, siamo nel boschetto di Biriola, ci muoviamo, cala Sisine è ancora lontana e sono le 3 del pomeriggio. Arriviamo al terzo salto (45 m), questa volta lanciamo la corda, scendo …nooooooo si è “incasinata” su più alberi, forse prorpio in questo caso sarebbe stato meglio utilizzare la tecnica della matassa agganciata all’imbrago.
Riesco a sbrogliarla dal primo alberello però qualche metro più in basso fa ansa con un’altra pianta e in più il capo è legato ad un ramo che è arrivato al piano inferiore, la sbroglio dal secondo albero e mi calo fino giù, stacco il ramo dal capo però c’è ancora un’ansa che sale fino all’alberello poco sopra. Sistema tutto Davide che scende dopo di me.

Scendono tutti, ormai sono le cinque passate, il sole è calato e ci aspettano ancora qualche ora di cammino più un salto da venti.

Inevitabilmente accendiamo il LED dei caschi e andiamo alla ricerca dei segni blu lungho il percorso, sicuri e con calma serafica ci godiamo la parte in notturna del trek, arriviamo all’ultimo salto da 20 m, salto nel buio! Scendiamo su due corde e poi mangiamo protetti da un grottone.
Dopo qualche minuto di cammino in mezzo ad altissimi corbezzoli secolari arriviamo alla spiaggia di Sisine. Tocchiamo l’acqua e ci incamminiamo percorrendo la codula; dopo un’ora arriviamo alla macchina.

Grande giornata!

11 speleocommenti

  1. Francesca martedì, 11 gennaio 2011 alle 8:49

    mittttico toniiii!!
    bravo…simpatica e precisa! 🙂

  2. Danno martedì, 11 gennaio 2011 alle 9:35

    Bravo Toni!!!
    Ci piace molto la relazione!!!
    incomincio già a pianificare la prossima avventura!!!

    • tonina martedì, 11 gennaio 2011 alle 16:09

      Quando? Quando?

  3. Alessio USC martedì, 11 gennaio 2011 alle 9:43

    e braffi. Inizio ad essere in trip da mancanza di supramonte. DANNOOOOOOOOOOOOOOO. mi hai rubato l’img del papagay

  4. masaluca martedì, 11 gennaio 2011 alle 10:19

    Se non rientrate con il buio non siete contenti!!!!!
    🙂

  5. Milo martedì, 11 gennaio 2011 alle 10:31

    Mi ha divertito leggere questa relazione, mitica la fine dei giochi…come a nascondino il gioco finisce solo dopo aver fatto chiesa 🙂

  6. Danno martedì, 11 gennaio 2011 alle 10:45

    papa che???

  7. Danno martedì, 11 gennaio 2011 alle 11:18

    ahhhh
    ok

  8. manuspeleo martedì, 11 gennaio 2011 alle 16:14

    A proposito di sbobba… ti sei perso il mitico cuscus alle verdure del cuile di lattone, nonchè la specialità della casa: cips di zucchina su pietra ollare del supramonte!

  9. Mario mercoledì, 12 gennaio 2011 alle 12:46

    Allora al prossimo trekking portiamo solo zuppe e pappette da consumarsi esclusivamente da serbatoio intra-zaino con cannuccia tattica 🙂

  10. roberto venerdì, 14 gennaio 2011 alle 9:07

    Grande relazione…peccato non esserci stato!!! Bravo!!! 🙂 🙂